Il centrodestra avrebbe ancora i voti, manca solo il leader
Il numero chiave è 500mila. Sono gli elettori che nel 2013 votarono per il Pdl di Silvio Berlusconi e domenica scorsa hanno invece sostenuto il Pd di Matteo Renzi. Non sono molti: equivalgono al 7% dell’elettorato pidiellino. Cade dunque, per ora, il mito del Renzi che piace a destra più di quanto non piaccia a sinistra. Rispetto alle elezioni precedenti, alle politiche del 2013 Berlusconi perse 6 milioni di voti e alle europee del 25 maggio ne ha smarriti altri 2 milioni e 300mila. Che il dentrodestra sia in crisi è evidente. Che la leadeship di Berlusconi sia superata è incontestabile. Ma il fatto che, ad oggi, l’elettorato di centrodestra non sia stato sedotto dal canto di vecchie e nuove sirene politiche, preferendo per lo più rifugiarsi nell’astensionismo, lascia ben sperare: significa che quei voti possono essere recuperati. Come? Non certo sommando pedissequamente i partiti dell’area del centrodestra. La coalizione viene dopo. Prima occorre individuare il leader e, sul profilo del leader, un’identità politica riconoscibile. Ammesso che il M5s continui a perder quota, le elezioni di domenica lasciano credere che il bipolarismo reggerà l’urto di una nuova fase politica. E in un sistema bipolare i leader degli schieramenti avversari tendono ad assomigliarsi. A sinistra ora c’è Renzi, e ad oggi è ragionevole immaginare che Renzi caratterizzerà un intero ciclo politico. Occorre dunque un ‘Renzi di destra’. Un giovane con esperienza politica ma con l’immagine non usurata dell’uomo nuovo. Uno come il trentacinquenne sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo: il sindaco più amato d’Italia, secondo il Sole 24Ore. Il quarantaquattenne Raffale Fitto avrebbe certo la capacità politica necessaria (con 284mila preferenze, è stato il secondo candidato più votato alle europee), ma poiché la simpatia è oggigiorno elemento imprescindibile della leadership, sconta un carattere meno solare del primo. Sembra però un simpaticone, se paragonato a Marina Berlusconi; peraltro, completamente digiuna di politica. Imporre la figlia, poi, per Berlusconi vorrebbe dire spingere tra le braccia di Renzi il Ncd di Alfano. Pessima scelta. Insomma, i voti ci sono e quando i voti ci sono la Storia un leader lo trova. Magari con le primarie, ma lo trova. Speriamo solo di non dover attendere vent’anni come è capitato alla sinistra.