Se la Svizzera boicotta l’Expo 2015
Circola e agisce da molti mesi e ovviamente alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari ritiene di avere una ragion d’essere: in questo Paese masochista c’è un gruppo di persone che si batte contro l’organizzazione dell’Expo a Milano il prossimo anno. La tornata elettorale per le Europee e il flop di Grillo stanno però a dimostrare che non si raccolgono consensi boicottando tutto e tutti. Meno male.
Lettera firmata, Milano
SE LE CONSIDERAZIONI del lettore sono condivisibili (augurandoci poi che trovino conferma negli atteggiamenti di tutti i giorni) è vero che il fronte #noexpo è approdato in Svizzera: qui non sono i centri sociali a contestare l’esposizione universale, ma la Lega dei Ticinesi. Il partito xenofobo ha lanciato attraverso il suo sito una raccolta firme per sottoporre a referendum lo stanziamento di 3 milioni e mezzo di franchi (2 milioni e 800 mila euro) per la partecipazione del Canton Ticino all’Expo. Nel farlo ha steso un elenco di dieci motivi per cui gli svizzeri dovrebbero stare alla larga da Rho. «Expo 2015 ha già un bel po’ di gente in galera per vari motivi. Poi le infiltrazioni della ‘ndrangheta non sono tra le credenziali migliori per avvicinarsi a una manifestazione». A noi spetta il compito di dimostrare che si sbagliano, ma non sottovalutiamo i vicini svizzeri: in quel Paese i referendum sono una cosa seria.
laura.fasano@ilgiorno.net