L’impossibilità di dare una spiegazione
Non capisco, un uomo e una donna possono arrivate ad odiarsi al punto di uccidersi ma un padre o una madre come possono uccidere dei figli innocenti. Vicina alle persone che gli volevano bene.
Max, ilgiorno.it
Tutti usano il condizionale, ma io spero che questa brutta storia sia arrivata alla fine e che ci siano prove inconfutabili sulla responsabilità di quest’uomo fermato. Yara deve avere giustizia.
GG, ilgiorno.it
UNA GIORNATA, quella di ieri, che difficilmente dimenticheremo: tutto in poche ore, la confessione di un marito-padre modello e la probabile scoperta, dopo oltre tre anni, dell’assassino della piccola Yara. È possibile dare una gerarchia all’orrore e al dolore? Cosa mettere al primo posto? Si sceglie, si deve scegliere, non senza difficoltà e contrasti perché questo in fondo è anche il nostro mestiere. Le indagini, il fiuto degli inquirenti e i freddi responsi della scienza ci permettono di catturare i mostri, ma non scoprono le ragioni degli uomini e non disegnano con la stessa esattezza la rabbia e la follia. Due storie così in un solo giorno: c’è certo la casualità di una data, l’immensità del male che hanno fatto, ma anche l’impossibilità di dare una spiegazione a tanta crudeltà perché qualunque ragione apparirebbe troppo piccola e renderebbe quel male ancora più irragionevole e smisurato.
laura.fasano@ilgiorno.net