Il piano inclinato
Quel 40,8% ottenuto dal Pd alle elezioni europee pesa come un macigno sul quadro politico inclinandone il piano: uno dopo l’altro, finiscono così tutti per rotolare verso Matteo Renzi. Beppe Grillo ha cambiato strategia, e non esclude più di poter collaborare con la maggioranza. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, entrerà a far parte dei ‘padri fondatori’ del nuovo Senato assieme a Silvio Berlusconi. E nel Nuovo centrodestra, partito il cui disagio si fa crescente, c’è persino chi, a dispetto del nome, pensa ad allearsi stabilmente col Pd. Interessante il travaglio di Sel. Voleva infatti la retorica che, essendo Renzi un leader «di destra», alla sinistra del Pd si sarebbero aperte consistenti praterie elettorali: in epoca di crisi, una sinistra che cavalchi i conflitti sociali avrebbe di certo trovato i propri spazi. Mai calcolo fu più sbagliato. E non solo perché la presenza, ancora più che consistente, del M5s taglia l’erba sotto i piedi sia alla sinistra radicale sia alla destra estrema. Il fatto è che Renzi viene ora visto come il leader del presente ma anche quello del futuro, e alternative non se ne scorgono. Alla sua sinistra, secondo antica tradizione, domina un coacervo di personalismi, insofferenze e vecchi rancori. Tra i vendoliani di Sel, i compagni di Rifondazione e gli intellettuali della Lista Tzipras non c’è mai stato un vero denominatore comune e il modesto risultato elettorale ha contribuito a far deflagrare il tutto. La leadership di Nichi Vendola, esercitata pergiunta dalla lontana Bari, è evidentemente debole e tra chi pur continua a sostenerlo non sono pochi quelli che rimpiangono come un’occasione non colta il mancato accordo con Renzi dopo le scorse primarie. Par di capire che, ormai, la maggioranza degli eletti di Sel si divida in due categorie: quelli che vogliono preciparsi subito tra le braccia di Renzi e quelli che preferiscono arrivarci per gradi. Del resto, nessuno saprebbe dire con chiarezza quale possa essere un’eventuale alternativa. Ovvio che l’offerta politica del domani dipenderà dalla nuova legge elettorale. Ma i piccoli partiti farebbero bene a non illudersi: è infatti chiaro che Renzi ha ereditato da Veltroni l’ambizione di fare del Pd un «partito a vocazione maggioritaria». Perciò lavorerà per includere tutte quelle anime politiche che in altri tempi gli avrebbero fatto da satellite.