Se la felicità ce la regala il primo cittadino
Non so sinceramente cosa possa fare, ma trovo positivo che il neosindaco di Pavia stia pensando di nominare un proprio collaboratore «assessore alla felicità». È vero che simili stati d’animo non sono da consegnare alla gestione degli amministratori pubblici, ma il fatto di averci pensato mi fa dire che il primo cittadino vuol realmente occuparsi dei suoi concittadini. Bene, continui così.
Olga Rizzo, Pavia
Chissà, forse è un segno dei tempi. Se la felicità della popolazione non dipende esclusivamente dal Pil, soprattutto in un periodo dominato da incertezze derivanti dalla crisi economica, è lodevole, come sostiene il lettore, l’istituzione di un assessorato. La felicità insomma, se necessario, la si crea. Questo deve aver pensato il sindaco pavese che peraltro ha tratto ispirazione da quanto prima di lui aveva fatto il primo cittadino di un paesino del Polesine. Bisogna avere ottimismo a prescindere da tutto, ci si deve allenare a sorridere un po’ di più alla vita, sdrammatizzando le cose brutte: così pensano questi creativi amministratori. Non sappiamo se l’idea del sindaco di Pavia troverà consensi in città: piuttosto ci viene da dire che insieme ad un Assessorato alla Felicità, in ogni Comune se ne potrebbe attivare anche uno alla Concordia, o alla Convivenza Civile, o al Rispetto Reciproco, o al Buon Gusto… o, perché no?, al Buon Senso.
laura.fasano@ilgiorno.net