La squadra di Margherita
MARGHERITA fa squadra, anche adesso che ha lasciato il volley. E infatti ne parla molto volentieri, del suo passato sotto rete. Margherita di cognome fa Pagani, ha 26 anni e fino a un paio di stagioni fa era un’universale. Ha giocato centrale, opposto e schiacciatrice, dalle giovanili del Meda fino alla B1, prendendo anche parte alle finali nazionali dei campionati nazionali universitari con il Cus Milano. La sua vita si è divisa tra la Lombardia e la Spagna: è andata a studiare Belle Arti a Bilbao, poi a Barcellona, ha fatto surf, scattato foto, disegnato vignette. “Sono sempre stata quella strana, nelle squadre in cui ho giocato. Quella che parlava di politica internazionale nello spogliatoio”, racconta. Eppure, non è stata la mancanza di interlocutori all’altezza, o che semplicemente condividessero i suoi interessi, a farla smettere di giocare. “Semplicemente, avevo perso la voglia. Così mi sono allevata un’erede in squadra, e poi ho preso un’altra strada”.
In realtà, nella vita adesso Margherita ha seguito la sua vocazione per il sociale e fa…l’incrocio. Di idee e di progetti, grazie a Fly the gap, il cui funzionamento trovate spiegato in termini semplici anche qui. Ha partecipato all’esperienza della ‘Comune’ milanese della Torre Galfa, e al centro sociale-spazio di idee di Macao. Ha assecondato la sua multiforme anima sociale. Ma la pallavolo è un fiume carsico che scorre sempre, nei sotterranei delle gallerie della coscienza: “Senza la pallavolo non mi sarei mai ‘tirata fuori’, non avrei fatto tutte le cose che ho fatto _ racconta _ e soprattutto non avrei mai imparato il teambuilding”. Che si può tradurre, appunto, nell’italiano ‘fare squadra’. ‘Fly the gap’, un po’ come gli Edgeryders dell’amico Alberto Cottica di cui vi avevo parlato qui, aiuta chi ha un’idea a trovare finanziatori e un ambiente in cui trasformare l’ambizione in un progetto concreto. Diciamo che dà la rincorsa per poter schiacciare oltre la rete.
