Renato Dulbecco ci lascia con stile. Una lezione indimenticabile
Ho un bel ricordo di Renato Dulbecco, lo intervistai negli anni pionieristici del Progetto Genoma, quando università americane e centri di ricerca internazionali, impegnati a decifrare la sequenza dei geni umani, se lo contendevano. Il professore, Premio Nobel per la Medicina nel 1975 per aver individuato un nesso tra virus, tumori e Dna, aveva il dono di parlare di scienza in maniera profonda e al tempo stesso comprensibile, quasi confidenziale. E ti accoglieva con il sorriso sulle labbra. Una carica di simpatia che lo rese popolare anche al grande pubblico, basti ricordare quando a Sanremo si calò nella veste di presentatore del Festival, e fu un successo.
Con la morte di Renato Dulbecco, ha scritto il Presidente del CNR, Luigi Nicolais, la comunità scientifica mondiale perde uno dei suoi più autorevoli testimoni. Dobbiamo impegnarci, ciascuno per la propria parte, nelle nostre istituzioni, affinché questa sua lezione non vada dispersa. La sua attenzione verso i giovani e il senso che ha saputo dare al suo lavoro di scienziato devono trovare la loro continuità in tutti noi ricercatori.
Dulbecco si è spento nella sua casa di La Jolla, a San Diego in California, dove era tornato a vivere dopo una parentesi nel nostro Paese. Era venuto a rilanciare gli studi su invito del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e aveva stretto un forte sodalizio con Telethon. Dispiace apprendere da uno suoi più diretti collaboratori, Paolo Vezzoni, che ultimamente il professore appariva amareggiato, che l’esperienza in Italia l’aveva deluso, al punto da pensare che non sarebbe cambiato nulla, tanto la ricerca era ingessata. Ma si è allontananto in punta di piedi, senza polemiche. Con stile. Un’altra lezione che non possiamo dimenticare.