Sweet home Casa Bianca
Anche la chitarra di B. B. King e la voce rauca di Mike Jagger possono servire alla politica. Il presidente Barack Obama li ha voluti alla Casa Bianca, insieme ad altri celebri cantanti, per celebrare con un «concerto unico», il mese della cultura afro-americana. Non importa se febbraio, come qualcuno ha ironicamente notato, è quello più corto dell’anno ed è stato destinato ai neri. Barack, con il microfono in mano , ha esordito dicendo: «Il blues ci ricorda che siamo passati attraverso tempi più duri di quelli attuali, e oggi sono orgoglioso di avere questi artisti qui non solo come fan ma come presidente. La loro musica ci ricorda che, quando ci troviamo di fronte a un bivio, non scappiamo mai davanti ai problemi. Ma li affrontiamo. Uomini e donne hanno cominciato a cantare spingendo il blues a sfondare i confini e andare oltre le zone in cui era nato. È migrato a Nord dal Delta del Mississippi, a Memphis sino alla mia città, Chicago. Ha provocato la nascita del Rock and Roll, del Rithm and Blues, fino all’Hip Hop…»
Presentando con disinvoltura le star insieme a Michelle, il presidente ha intonato anche un paio di motivi, ripetendo l’exploit dell’Apollo Theater, davanti a Buddy Guy, Trombone Shorty, Jeff Beck, Shemekia Copeland, Susan Tedeschi, Buddy Guy, Warren Haynes, Derek Trucks, Keb’ Mo’.
Un vero firmamento di voci e musicisti che valgono centinaia di milioni di dischi venduti, e che Obama vorrebbe arruolare come suoi sostenitori, proprio adesso che i rivali repubblicani come Rick Santorum mettono nuovamente in dubbio la sua cristianità prima ancora delle sue ricette economiche per far uscire il Paese dalla crisi.
La «missione del blues» è però destinata ad andare oltre il concerto della Casa Bianca, e «Let the good times roll» che tutti quanti hanno cantato insieme, potrebbe diventare un contagio e un auspicio per l’America.