Se le parole e gli insulti hanno un peso
in
Articolo 1,
Cronaca
Ma quando davano del cornuto all’arbitro oppure della prostituta alla moglie di un qualche giocatore, perché nessuno s’indignava? I cafoni sono sempre gli stessi, ma questo far drammi per il colore della pelle sta diventando un’esagerazione. Siamo proprio sicuri che gli insulti rivolti al fratello di Mario Balotelli siano legati al colore della sua pelle? Non cerchiamo sempre il razzismo anche quando non c’è.
CarloC, ilgiorno.it
CarloC, ilgiorno.it
Probabilmente il lettore non ha tutti i torti se è vero che gli insulti rivolti al giovane Enoch, pur facendo riferimento al colore della pelle, sembrano incanalare la becera contestazione sul fatto che il ragazzo ha la fortuna (o sfortuna, dipende dai punti di vista) di essere il fratello dell’amato-odiato Supermario. Però sbaglia il lettore là dove liquida gli insulti, dal sapore razzista, come un semplice atteggiamento di beceri maleducati perché purtroppo nello sport (ma non solo) il fenomeno sembra aver assunto dimensioni preoccupanti. La contestazione al giovane Balotelli è arrivata dopo che lo scorso anno, su un altro campo lombardo, si era dovuto assistere a scene altrettanto sgradevoli rivolte a Boateng che avevano rivelato l’inquietante anima razzista del calcio nostrano. Perché dall’Inghilterra alla Russia passando per il nostro Paese nelle curve domina l’ostilità verso gli stranieri. Allora forse è venuto il momento di dire che anche le parole (tutte le parole) hanno un peso e possono compromettere la cultura di un Paese.
laura.fasano@ilgiorno.net
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