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Una parità pagata a caro prezzo

MA chi ha detto che le pubblicità sono tutte sciocche e non permettono di riflettere? Per esempio la campagna varata per la Giornata internazionale della sindrome feto-alcolica dall’European Fasd Alliance ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sui possibili danni causati dall’esposizione prenatale all’alcol. E quel bimbo chiuso in una bottiglia che pare soffocare è un’immagine di grande impatto emotivo. Complimenti.
Anna Leoni, Milano

 

UN BIMBO - quello della pubblicità – che invece di stare nella pancia della mamma è chiuso in una bottiglia di birra o di vino. L’alcol ingerito in gravidanza giunge dopo pochi minuti nel sangue del feto, danneggiando organi vitali: questo il messaggio che si vuol trasmettere. A prescindere, però, dalla condizione e dall’età, il consumo di alcol tra le donne è in preoccupante crescita. Le ragazzine cominciano a riempire il bicchiere anche a 10 anni e diventano “binge drinker”, in grado di bere quattro o cinque alcolici di fila, in poco tempo. Ma nemmeno le over 65 sono da meno. Per le ragazze giovani bere diventa un atto di affermazione sociale e di emancipazione, nelle adulte, invece, è, spesso un sintomo che nasconde problemi più gravi. Per essere dure e cattive come i maschi, per non farsi mettere i piedi in testa: insomma le donne bevono come e più degli amici del sabato sera. Hanno insomma conquistato la parità, una parità di cui avremmo fatto volentieri a meno.
laura.fasano@ilgiorno.net