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Segni di tempesta

Per quanto ieri non si sia parlato d’altro, il fronte interno non desta in Renzi particolari preoccupazioni: negli ultimi 4 anni regioni ed enti locali hanno perso circa 40 miliardi di fondi statali, ogni anno hanno minacciato stracelli per impedire i nuovi tagli, in loro sostegno sono regolarmente scesi manipoli di parlamentari, ponendo la fiducia sulla legge di stabilità il governo ha sempre portato a casa il risultato desiderato. Più problematico appare invece il fronte internazionale. Un doppio fronte, in effetti. Il primo è quello europeo; ovvero il rischio che, essendo finanziata per 11,5 miliardi in deficit, la manovra venga respinta dalla Commissione di Bruxelles. Rischio inesistente, secondo palazzo Chigi. Chiederci di rispettare in blocco il Fiscal compact, dunque di rinunciare a un terzo delle coperture disponibili, sarebbe assurdo. La Commissione dovrebbe a maggior ragione bocciare anche la manovra della Francia (che a differenza dell’Italia sforerà il sacro vincolo del 3% tra deficit e Pil), per ragioni di politica interna né Roma né Parigi potrebbero accettarlo e l’Unione europea salterebbe in aria. Nonostante un certo masochismo e un’esibita impoliticità caratterizzino le istituzioni europee e l’approccio tedesco, c’è da credere che il giudizio non sarà così drastico. Renzi si aspettano al massimo la richiesta di un aggiustamento di 2,5 miliardi, e per non sbagliare ne ha messi da parte 3,4. Ma non è neanche questo il fronte di guerra che più lo preoccupa. In cima ai pensieri del premier non c’è né Stefano Fassina né frau Merkel, ma i senzavolto che manovrano i mercati finanziari. E’ da quasi un mese, infatti, che lo spread dei titoli di Stato italiani tende a risalire la china. Poco per volta, ma costantemente. Si torna a parlare del «rischio Grecia» e se a ciò si aggiunge che da alcuni mesi i mercati hanno cominciato a differenziare i rendimenti richiesti ai Paesi dell’euro in base alla loro solidità strutturale, si ha la sgradevole impressione di assistere a un déjà vu: le stesse avvisaglie che nel 2011 precedettero la tempesta finanziaria. Ma se Renzi può facilmente domare Fassina e faticosamente contenere la Merkel, contro i mercati apparirebbe nudo come il re della favola.