Omaggio al Cola e a Quattropalle
Buona domenica.
Debbo una risposta alle sollecitazioni di due bastoni (e bastioni) della mia vecchiaia.
Il primo bastone (spesso nodosamente usato sulle mie povere membra) è Quattropalle.
Eh, magari potessi suggerire Magath ai proprietari della Indo-Inter!
Con Moratti mi capitava di scambiare opinioni su questo e su quello, poi legittimamente lui faceva come meglio credeva e considerati i trofei conquistati ritengo abbia avuto ragione a seguire il suo istinto e non i miei pareri.
Quanto poi all’evocato Raikkonen, ribadisco di essere reo confesso. E’ vero, nel mio piccolissimo, in pubblico e in privato, mi sono adoperato per propiziare il ritorno di Kimi a Maranello.
Non sono pentito.
Penso fosse una eccellente idea rimettersi in casa un pilota che, al rientro dopo due anni di stop, si era dimostrato in grado di salire una quindicina di volte sul podio, aveva vinto due corse e stava lottando, prima di lasciare il team, per il secondo posto nel mondiale piloti, alle spalle dell’imprendibile Vettel.
Il tutto con una Lotus, non con una Red Bull.
Dopo di che, i numeri sono numeri (sempre, però).
Nel 2014 Fernando ha asfaltato Kimi.
Kimi ha guidato la Rossa per quattro anni, ha vinto un titolo piloti e ha contribuito alla conquista di due mondiali costruttori.
Alonso ha guidato la Rossa per cinque anni.
Veniamo ora all’altro bastone-bastione della mia vecchiaia.
Luca Colajanni, alias il perfido Cola.
Nel post precedente, l’arrembante pierre ex ferrarista, oggi capo comunicazione alla Formula Elettrica, mi chiede di azzardare un pronostico in parallelo su Thohir e Marchionne/Mattiacci.
Eh, mica sono Nostradamus!
In comune io colgo le difficoltà di chi, per scelta propria nel caso di Thohir e Marchionne, su richiesta nel caso di Mattiacci, si deve confrontare con mondi dei quali ignorava l’esistenza (più o meno).
Thohir è un investitore (?). Cosa conosca della storia e della tradizione dell’Inter, è un bel mistero. Perchè se la sia comprata, idem (o quasi). Ma ammetto che la colpa è mia: in Inghilterra da anni i più grandi club della Premier sono in mani straniere, del Psg sappiamo, in Italia c’era già l’esempio della Roma, adesso pure il Bologna ha un patron americano.
E’ il futuro, bellezza (cioè anche il presente). A un romantico, che identifica la passione per una squadra di calcio nel sentimento di una vita, la cosa non può trasmettere entusiasmo.
Marchionne a sua volta non mi entusiasma. Ha fortissimamente voluto la presidenza della Ferrari, ben sapendo che a Maranello lo avrebbero visto pochissimo (eufemismo). Può una azienda così speciale essere gestita da remoti spazi interstellari? Boh. E’ vero che Montezemolo aveva più cariche di Mastrapasqua all’Inps, ma almeno la sua appartenenza al Dna ferrarista era una certezza.
Di Mattiacci dirò che rispetto l’impegno che ci sta mettendo. Ci conosciamo poco ma ci stiamo simpatici. Sicuramente la sua cultura ‘corsaiola’ è un work in progress. Ma l’operazione-Vettel è stata perfetta, per tempismo e contenuti, dunque gliene dò atto volentieri.
Chiudo con la profezia richiesta dal perfido Cola.
Tornerà a vincere prima l’Inter o la Ferrari?
La Ferrari.
Ps. Ma mica subito, eh…