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I cinesi scaricano il film sul sesso e beffano la censura. Il Great Firewall prima o poi cederà…

La storia è semplice: un tassista di Pechino perde contemporaneamente il lavoro e la moglie. E in tempi di crisi anche dalle parti del Dragone, decide di darsi a un’attività sicura in Cina come i qualsiasi altro paese: apre un sex shop negli Hutong, l’affascinante quartiere di vicoli e case tradizionali intorn o alla Città Proibita. E’ la sua rivoluzione a luci rosse, e Red Light Revolution è il titolo del film evento dell’anno per la Cina: non solo perché la censura di Pechino non sa ancora bene che pesci prendere con questa pellicola diretta dall’australiano San Voutas, ma anche perché si tratta del primo film interamente scaricabile da Tudou, uno dei più popolari siti cinesi di download e condivisione video. Insomma, ancora una volta Internet come antidoto alla censura.  E a quanto pare funziona.

“Dai riscontri che abbiamo avuto on line – spiega all’agenzia Agi l’attrice Vivid Wang , che nel film è Lily, una giovane in cerca di fortuna a Pechino – abbiamo potuto constatare la presenza di un pubblico attento ai film, che sa riconoscere un buona pellicola e un buon attore ”. 

Già perché oltretutto il sesso in Cina non è affatto un tabù, soprattutto tra i giovani. E’ tabù solo per le autorità che preferiscono autorizzare film  innocui , che non mettano in discussione il mondo così come lo vedono i cinesi, o almeno come loro pensano che debbano vederlo i cinesi. 

Peccato che arginare le piccole crepe nel Great Firewall, la grande muraglia che protegge il web cinese dal web mondiale, sia sempre più difficile per gli 007 cinesi. Molti giovani sono già riusciti a scaricare il film,e  il recente assalto dalla Cina all’account Google+ del presidente Obama, inondato con migliaia di post, dimostra che le falle si stanno allargando. Del resto ogni giorno in Cina a premere sul muro virtuale ci sono 500 milioni di internauti, mica uno. Forse la diga sta per cedere.  E a Pechino conviene lasciar passare un po’ d’acqua  prima che sia troppo tardi.

@robertobaldini7