Road map per la crescita (fiscal compact)
La firma del fiscal compact, il patto di bilancio, tra 25 dei 27 paesi Ue e’ la prima tappa di una road map che dovrebbe portare lEurozona fuori dalle secche della crisi. Purche’ non ci si fermi al rigore. Il patto prevede sanzioni piusevere a chi sgarra e piu’rapidita’ di intervento. Dovrebbe placare la sete di rigore dei tedeschi e potrebbe essere la base di garanzia per varare strumenti finora rinviati o respinti (soprattutto da Berlino): e’il caso del potenziamento del fondo permanente salvastati. E ‘il caso degli eurobond che, per dirla alla Prodi, altro non sarebbe che il mettere insieme i debiti e farne un boccone troppo grosso anche per l’affamata speculazione. Ha commentato Monti: e’ un bel segno che finalmente si parli di crescita e occupazione e non solo di crisi finanziaria. E’ tempo — ha spiegato — di un Economic Compact: un piano di crescita con obiettivi, date e controlli, basati soprattutto sul potenziamento e il completamento del mercato unico.
Ovvero: senza crescita non si va da nessuna parte e se il patto di bilancio dovese tradursi solo come rigore e basta potrebbe avere impatti negativi anziche’ positivi. Piu’. tasse, insomma. Ma come proseguire la road map? Per esempio mettendo mano a una riforma della Bce che dia all’eurotower piu’ potere di intervento per sostenere l’ economia reale. Come fa la Fed americana: a proposito, perche’ se l’eurozona e’ cosi’ dele, il cambio euro-dollaro e’ cosi’ forte? Insomma, a vent’anni da Maastricht l’Eurozona sta riscrivendo un po’ di regole. C’e’ da augurarsi vada fino in fondo, ma forse e’ un compito troppo gravoso per capi di governo che con rare eccezioni, saranno anche grandi leader nazionali, ma sarebbero da bocciare quanto a visione d’Europa.
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