Adesso fa il libero
Ci sono cascato anche io. Non volevo scrivere di Lucio Dalla, non credo di averne il minimo diritto. Solo che, in questi giorni, ovviamente anche a me ronzano in testa le sue canzoni. E quando ronzano, non ci puoi fare niente. Quindi perdonatemi, se le applico al mondo del volley. In fondo, anche se poco originale e piccolo così, è un omaggio come un altro.
Ho pensato a quanti di noi hanno un posto dentro il cuore dove tira sempre il vento.
Ho pensato che noi giornalisti del volley, se esistessero ancora, avremmo paura dei linotipisti, soprattutto quando le squadre vanno al tie-break nelle partite serali e magari anche al golden set.
Ho pensato che ormai anche sotto rete l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.
Ho pensato che mi piacerebbe un giorno sentire Matteo Martino dire a proposito della nazionale stare lontano da lei, non si vive.
Ho pensato che Stokr può fermare con le mani il treno Palermo-Francoforte, che Balla Balla Ballerino potrebbe benissimo essere stata scritta per Osmany Juantorena. E che non è strano che Trento vinca, perché le Alpi si sa sono un muro di sasso, anche se l’Itas ormai somiglia alla musica andina che noia mortale, sono più di vent’anni che si ripete sempre uguale.
Ho pensato, dopo che a Bologna in un campionato provinciale una partita è stata sospesa per rissa tra due giocatrici, che magari anche in questo caso alla fine rinasce un fiore sopra un fatto brutto, che non so se siamo angeli, ma di sicuro cominciamo ad avere rughe un po’ feroci sugli zigomi.
Ho pensato che ne ho visti tanti di giocatori tutti muscoli e poca carne.
Ho pensato, di certi presidenti, cosa sarà che ti spinge a comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno.
Ho pensato che nel nostro ambiente nessuno sopporta più le critiche, perché è chiaro che il pensiero fa paura e dà fastidio anche se chi pensa è muto come un pesce.
Ho pensato, a proposito, che quando Ghiretti ha provato a parlargli delle elezioni per la Fipav, Magri gli avrà risposto telefonami tra vent’anni, io adesso non so cosa dirti, non so risponderti e non ho voglia di capirti.
Ho pensato a Velasco mentre mi parlava dei brasiliani che inventarono la battuta in salto come un pallone che si è perduto al limite fisico del racconto.
Ho pensato, ogni volta che la Lega prova a cambiare le formule dei campionati, che la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando.
E forse anche per questo i sogni son così pallidi e bianchi e rimbalzano stanchi tra le antenne lesse.
Penso anche che la ragazzina carina che va a vedere le partite di oggi, sentendo parlare delle generazione dei Fenomeni potrebbe chiedere chi erano i Beatles.
Penso che da quando si gioca a Santo Stefano, nemmeno Natale è una sera normale.
E penso, soprattutto, che anche tra litigi che un giorno ci sognavamo, sotto rete siamo un po’ tutti come il Cucciolo Alfredo, che canta in modo diverso la canzone senza note di uno che si e` perso: canzone diversa ma canzone d’amore, cantata tra i denti, da cuore a cuore.