Il difficile equilibrio fra umanità e sopravvivenza
CAPISCO aiutare chi si trova in difficoltà, ma non riusciamo proprio a pensare ai nostri problemi. Se arrivano sulla costa siamo costretti a intervenire, ma andare addirittura a cercarli significa non avere un minimo di considerazione per gli italiani. Abbiamo già i nostri problemi e fatichiamo ad andare avanti. Non possiamo preoccuparci di stranieri che arrivano nel nostro Paese. È questione della nostra sopravvivenza. Susy, ilgiorno.it
NON SI TRATTA di regolar meglio gli sbarchi, perché la gente nessuno la ferma. Certo, Mare nostrum prima, Triton ora, costano molto, ma salvano migliaia di vite umane. Ovvio che non è la risposta migliore che si possa dare. È da molto tempo infatti che le organizzazioni umanitarie chiedono una soluzione migliore. Quale? Per esempio, aprire un corridoio umanitario per le persone che richiedono asilo. Chi arriva da noi, infatti, cerca di ottenere lo status di rifugiato. Perché allora non risparmiamo loro le avversità e il rischio di morire organizzando convogli umanitari sotto la responsabilità della comunità europea per smistare i richiedenti asilo in tutta Europa? Così si impedirebbe che tutto il peso dei rifugiati ricada sull’Italia e si permetterebbe a queste persone di non rischiare la vita. Spenderemmo meno soldi e avremmo più sicurezza: per noi e per i profughi.
laura.fasano@ilgiorno.net