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La coppa dei francesi

Domani a Bologna si gioca la Coppa Italia. Due giocatori che si affronteranno nella seconda semifinale, quella delle 18,30, hanno vissuto i giorni della vigilia in modo sicuramente diverso.

Earvin Ngapeth e Hubert Henno sono francesi, domani saranno avversari, ma conoscendo il pubblico del volley che gremirà il PalaDozza, non mi stupirei se al momento delle presentazioni dovessero essere applauditi in modo diverso, anche dai tifosi delle altre squadre. Perché la tragedia della Francia, in questi giorni, è la tragedia di tutti.

Ngapeth ha scelto di non parlarne, lui che a volte rischia di essere frainteso per i suoi comportamenti estroversi. Lui che è cresciuto nella banlieue, lui che si esprime con il rap, ha capito subito che rischiava di esprimere qualche opinione scomoda, e si è limitato a scrivere sul suo profilo facebook ‘Non voglio dire niente per non causarvi uno choc’, a compiangere (sembra di capire) il poliziotto giustiziato brutalmente con un ‘vivere e morire come una persona onesta‘, e ad avvertire i suoi ‘amici’ del social network che avrebbe cancellato chiunque si fosse lasciato andare a generalizzazioni. A Modena hanno capito il momento, e il presidente Catia Pedrini e il gm Andrea Sartoretti lo hanno portato a cena fuori la sera della mattanza al Charlie Hebdo, per stargli più vicini. Nello stesso giorno, sua moglie e suo figlio di un anno sono tornati in Francia, a Poitiers.

I parenti in Francia, proprio alla periferia di Parigi, ce li ha anche Hubert Henno. Che aveva accettato di parlarci della situazione quando ancora i terroristi non erano stati presi: “Sono solidale con tutti i miei connazionali _ ci ha raccontato _ per noi questi sono giorni di grande tensione. Ho vissuto per tanti anni a Parigi, conosco le strade che ho visto su Internet e in tv. Mio fratello vive alla periferia di Parigi con la famiglia, al telefono l’ho sentito teso. Ho provato a scherzare, dicendogli che ci saremmo visti presto, ma si capiva che non poteva essere tranquillo”. La preoccupazione non fa perdere di vista al libero della Lube il quadro generale, quando confida le sue preoccupazioni: “E’ chiaro che non tutti i musulmani sono terroristi, credo anche che forse ci vorranno due mesi, prima di capire davvero bene quello che è successo. Il rischio è di cadere nella paranoia, non dobbiamo correrlo. Come ha detto il nostro presidente, in questo momento è fondamentale rimanere uniti”.