La missione di Enzo Lefebre: guardare sempre avanti
Se il valore di un uomo si misura dalle opere, Enzo Lefebre sicuramente se n’è andato col rimpianto: per quelli come lui, l’obiettivo più importante è sempre il prossimo. Guardare avanti gli ha consentito di reggere il fardello una battaglia decennale con la malattia senza mai farlo pesare a chi lavorava al suo fianco, guardare avanti è stata la sua missione fino all’ultimo: due giorni fa, con i medici che si premuravano di preparare la famiglia al peggio, sperava di avere ancora qualche ora libera ‘perché giovedì ho un appuntamento importante e vorrei rispettarlo’.
Di appuntamenti importanti, Enzino ne ha onorati tanti, attraversando il meglio che la tradizione dei canestri potesse offrirgli: Milano, Treviso e soprattutto BasketCity, vissuta gloriosamente su entrambe le sponde. Dietro agli scudetti che ha conquistato nella Virtus dell’era Cazzola e ancor di più con la Fortitudo targata Seragnoli, questo manager inarrestabile, sempre pronto a partire per cento iniziative e a cercare di allargare gli orizzonti del suo mondo, ha abbinato un grande lavoro di marketing, settore dove è stato precursore senza troppi seguaci.
Un uomo avanti, come si suol dire di quelli che alle capacità abbinano l’entusiasmo, forse fin troppo per essere capito da un ambiente che troppo spesso si ferma all’uovo, non dandosi il tempo di aspettare la gallina.
In un giorno reso strano dal dolore che è riuscito a concentrare, BasketCity saluta anche l’ultimo manager vincente, quello che ha cavalcato l’età dell’oro regalando alla Fortitudo una stupenda casa ‘americana’ e battendosi poi per darle il nome di uno sponsor, come avrebbero fatto in seguito anche altri in Italia. Era lì che esprimeva la sua creatività, era per questo che si faceva voler bene anche nelle stanze dell’Europa che contava: laddove era più facile intuire che i dirigenti veri sono quelli che si mostrano poco perché non hanno mai abbastanza tempo.