Cina, il morso della crisi e la lunga marcia del web
Il morso della crisi addenta anche il Dragone. Signori, ci ridimensioniamo, ha annunciato il premier Web Jabao all’assemblea del Popolo: e per la prima volta dal 2004 l’obiettivo di crescita scende sotto l’8%, precisamente al 7,5%. Certo, vista da una prospettiva europea è una previsione meravigliosa, ma bisogna anche considerare che la Cina viaggiava a due cifre fino a poco tempo fa. E se è vero che le previsioni sono sempre state troppo pessimistiche e sono sempre state superate dalla realtà (quest’anno il pil è cresciuto del 9,2% con una previsione dell’8%) è vero pure che stavolta la crisi del debito europeo e la stagnazione americana non possono non incidere sull’economia di un paese che vive soprattutto sulle esportazioni.
La Cina sta cambiando, per forza di cose. I segnali ormai sono tanti. Prendete la storia di Wukan, il viallaggio ribelle che si è opposto con manifestazioni oceaniche all’esproprio delle terre da parte delle oligarchie locali. Ebbene, lungi dall’essere finiti in un campo di rieducazione, i leader di quella sacrosanta e coraggiosa rivolta sono stati eletti in questi giorni rappresentanti del popolo, in un’elezione inedita che in un panorama politico dominato dal monolite del partito comunista, è apparsa una vera rivoluzione. Non solo, Wen Jabao ieri si è pronuciato apertamente contro l’esproprio ingiusto di terre, certamente riferendosi al caso Wukan.
Insomma, il Dragone coninua a correre ma trova anche il tempo per fermarsi a riflettere. Troppe diseguaglianza, troppi nuovi ricchi che cominciano a detenere in pochissimi le ricchezze di un intero paese, trippe domande che attendono una risposta. Il popolo cinese di Internet (500 milioni on line ogni giorno) comincia a farsi sentire con ondate di proteste mirate che non possono più essere fermate semplicemente alzando un firewall: non ce ne sono di muri elettronici abbastanza alti per contenere la lunga marcia del web.
@robertobaldini7