New entry nello zoo della politica
L’ultimo arrivo nello zoo della politica è il supercanguro con il quale l’altro giorno Renzi e C. hanno bypassato migliaia di emendamenti e dato un’accelerata all’approvazione dell’Italicum. Ma prima del supercanguro, avevamo visto apparire sul palcoscenico romano gufi, falchi, colombi e giaguari, per non parlare delle balane bianche. Ma che motivo c’è per i nostri politici di utilizzare metafore animalesche? Marco Rosmini, Milano
IL BESTIARIO del linguaggio politico cresce di giorno in giorno e dalle metafore bersaniane alle immagini evocative del presidente del Consiglio, il giardino zoologico della politica è sempre più ricco. Siamo passati dai semplici appellativi della Prima Repubblica, dalla balena bianca della Dc all’utilizzo consapevole di immagini come il supercanguro: si tratta di pura spettacolarizzazione della politica ad uso e consumo dei media. L’origine di questo fenomeno sta nel fatto che i media tendono a semplificare, a spettacolarizzare, mentre la politica ha bisogno sempre di più di alimentare la sua esposizione mediatica. Ovviamente l’opinione pubblica più attenta si accorge di questo trucco, ma c’è una fetta di popolazione che si informa solo attraverso la televisione, sulla quale queste immagini hanno una forte presa. Allora via libera all’ingresso nell’agone politico degli amici a quattro zampe (e non solo) che sono spesso più fidati e affidabili degli uomini (politici).
laura.fasano@ilgiorno.net