Elezioni presidenziali. Grandi elettori: numeri, maggioranze possibili e franchi tiratori tra i partiti
In breve, ecco alcuni numeri sui Grandi elettori da sapere in vista delle elezioni per il Quirinale.
I ‘Grandi elettori’. Il collegio elettorale che elegge il presidente della Repubblica è speciale sin dalla sua composizione. Consta, ad oggi, di ben 1009 ‘Grandi Elettori’. I parlamentari sono 951, così suddivisi: 630 deputati e 315 senatori eletti, cinque senatori a vita già in carica (di cui quattro nominati da Napolitano: Cattaneo, Piano, Rubbia, Monti e uno, Ciampi, in qualità di ex presidente della Repubblica) e un ‘nuovo’, senatore a vita, il sesto, che lo è diventato dal giorno stesso delle dimissioni, Napolitano. A loro vanno aggiunti i 58 delegati eletti da ognuna delle venti Regioni (tre per ciascuna regione, tranne la Valle d’Aosta che ne ha uno) in base ai risultati delle elezioni regionali più recenti e che vengono scelti secondo questo metodo: governatore della Regione, presidente del Consiglio regionale (entrambi di maggioranza), vicepresidente o, comunque, un membro dell’opposizione. In questa occasione, tutti i governatori regionali, tranne quello del Molise, saranno presenti.
Quorum. E’ fissato dalla Costituzione: maggioranza di due terzi nei primi tre scrutini (673 voti), maggioranza semplice (505 voti) dal quarto scrutinio in poi.
Consistenza dei vari gruppi. Il Parlamento è molto cambiato, dal 2013 a oggi.
1) Pd (446 voti). Il Pd è il partito cresciuto più di tutti, salendo da 430 delegati a 446 delegati, dal 2013 a oggi, grazie ai molti ingressi provenienti da Sel e Sc e la conquista di 5 regioni (Abruzzo, Calabria, Piemonte, Sardegna, Friuli). I 446 Grandi elettori del Pd sono così suddivisi: 307 deputati e 108 senatori (uguale a 415 parlamentari) più 31 delegati regionali (30 del Pd e uno, Spacca, governatore delle Marche, eletto dal Pd ma che ha fondato un suo partito regionale) tra cui figurano i governatori Burlando, Chiamparino, Serracchiani, Bonaccini, Rossi, Marini, d’Alfonso, Marini, Zingaretti, Pittella, Crocetta, Oliverio, Pigliaru, Ma due Grandi elettori – il presidente del Senato facente funzioni di Capo dello Stato, Pietro Grasso, e la vicepresidente del Senato, facente funzioni di presidente vicaria dell’Assemblea che eleggerà il Capo dello Stato, Valeria Fedeli – pur essendo del Pd, non votano mai, per prassi consolidata, alle elezioni presidenziali dato il ruolo terzo e dunque vanno sottratti de facto dal computo del Pd. Ecco, dunque, che da 446 Grandi elettori il Pd scende, di fatto, a 444 voti sicuri.
2) FI (142 voti). Il gruppo di Forza Italia è crollato dai 211 delegati dell’allora Pdl (nel 2013) ai 143 attuali. I parlamentari azzurri sono 130 (70 deputati e 60 senatori) cui vanno aggiunti 12 grandi elettori, molti meno di due anni fa, causa diverse sconfitte nelle elezioni regionali, per un totale di 142 voti.
3) Area popolare (NCd+Udc): 75 voti. Il Pdl unito aveva 211 delegati nel 2013, Ncd, nato dalla scissione del Pdl, da solo ha 63 delegati, ma sale a 70 (34 deputati e 36 senatori) grazie alla fusione con Udc ed ex Popolari per un totale finale 75 Grandi elettori grazie ai 3 delegati regionali (3 Ncd, 2 Udc).
4) Area centrista (Sc+Popolari): 45 voti. Scelta civica-lista Monti, dai 69 delegati del 2013, si è frantumata in due rivoli: 32 i parlamentari ‘civici’ attuali (erano molti di più) e, inizialmente, i 28 del gruppo Popolari per l’Italia, ormai dissolto. Oggi, i parlamentari di Scelta civica sono, appunto, 32 (25 deputati e 7 senatori) mentre con i Popolari per l’Italia ssono rimasti solo in 13 (tutti deputati, i tre senatori affiliati all’area sono stati costretti a confluire nel gruppo Autonomie-Psi), ma i due gruppi hanno stabilito una forma di consultazione permanente comune. Nessun delegato regionale.
5) Autonomie-Estero-Psi-Pli (32 voti). Qui il discorso si fa complesso. Dentro quest’area, presente come gruppo autonomo al Senato e componente dentro il Misto alla Camera, vanno contabilizzati componenti e partiti diversi. Si parte dagli otto parlamentari (due senatori e sei deputati) del Psi di Nencini, si passa per i 7 senatori e cinque deputati dei gruppi autonomisti Svp-Patt-Uv (cui vanno aggiunti i tre delegati regionali eletti due in Trentino e uno in Val d’Aosta: in tutto 15 grandi elettori). A questi vanno aggiunti i sei parlamentari (2 senatori e quattro deputati) del Maie, cioè eletti all’estero, e i tre senatori a vita iscrittisi al gruppo Senato (Cattaneo, Rubbia, Napolitano).
6) Gal (Grandi Autonomie e Libertà): 15 voti. E’ il gruppo degli ‘ascari’ azzurri (11), ma che comprende anche sia ex Popolari per l’Italia (tre), guidati da Mario Mauro, sia ex Ncd (Naccarato) sia ex leghisti (Davico) sia Tremonti. Di solito votano contro il governo.
7) M5S (130 voti): da 164 delegati (163 parlamentari e un delegato regionale) l’M5S è sceso a 143, poi a 138 e ora a 130 Grandi elettori, perdendo 18 deputati e 16 senatori. Un vero tracollo.
8) Ex grillini fuoriusciti dall’M5S (34). Si tratta di 18 deputati (9 usciti in precedenza e ben nove solo oggi) e 16 senatori, tutti usciti in precedenza piu’ un senatore che ha gia’ annunciato la sua uscita per ora non ancora formalizzata (Molinari). I nove parlamentari usciti oggi (i deputati Tancredi Turco, Walter Rizzetto, Aris Prodani, Samuele Segoni, Mara Mucci, Eleonora Bechis, Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato) formeranno probabilmente un gruppo autonomo (“Alternativa libera”) forte di 13 deputati con alcuni dei fuoriusciti in precedenza (Curro’, Artini, Pinna, Tacconi). Tra gli altri ex grillini gia’ fuoriusciti figurano un deputato (Zaccagnini) entrato in Sel, un deputato (Catalano) iscritto al sottogruppo Psi-Pli nel Misto, un senatore (Pepe) che ha fatto resuscitare i Verdi, un altro che si e’ iscritto al Gruppo Autonomie-Psi (Battista), tre senatori (Buccini, Mussini, Romani) che hanno fondato il Movimento X e altri otto sono iscritti come indipendenti al gruppo Misto del Senato, dove c’e’ anche Campanella (Italia lavori in corso) mentre un altro senatore (Nitori) e’ andato a infoltire il gruppo di Area popolare.
9) Lega Nord ( 38 voti): si tratta di 35 parlamentari (20 deputati e 15 senatori), cui vanno aggiunti tre delegati regionali che comprendono i governatori Maroni e Zaia.
10) Fratelli d’Italia:10 voti. Il partito Fratelli d’Italia conta nove parlamentari e un delegato regionale.
11) SeL: 34 voti. I grandi elettori comprendono 26 deputati e 7 senatori, che siedono nel gruppo Misto, e un delegato regionale: il governatore della Puglia e leader di SeL Vendola. SeL ne ha persi ben tredici, di Grandi elettori, dal 2013 ad oggi. Nel gruppo c’e’ però anche Laura Boldrini che non vota in quanto presidente della Camera. Quindi di fatto saranno 33.
12) Non ascrivibili a nessuna componente: 11 voti. Sono 11 i deputati e senatori che siedono nei rispettivi Gruppi Misti e che non sono ascrivibili a nessuna componente o a componenti singole: tra essi vi sono Nesi (ex Sc), Margiotta (ex Pd), Pisicchio (ex Cd), Formisano (Idv).
Maggioranze tutte teoriche, ma possibili, almeno sulla carta. La maggioranza di governo avrebbe, sulla carta, i numeri per eleggersi il nuovo Presidente della Repubblica da sola. Infatti, sommando i delegati di Pd (446), Area popolare (75), Autonomie-Psi (32) e area centrista (45 in tutto: composta da Sc, 32, e dai Popolari, 13), il totale fa 598 voti, ben superiori alla maggioranza assoluta (505) richiesta a partire dal IV scrutinio. La somma di maggioranza di governo (598 voti) e FI (142) fa addirittura 740 voti che diventerebbe 755 con i 15 senatori della pattuglia di senatori del Gal. Cifra astronomica che consentirebbe, volendo, di eleggere il Capo dello Stato subito, dal primo scrutinio. Basti pensare che il Napolitano II fu rieletto con 738 voti. Il patto del Nazareno versione stretta (Pd+FI) ha, sulla carta, 588 voti (446 del Pd e 142 di FI). La sola maggioranza ‘anti-Nazareno’ oggi immaginabile, stipulata magari mettendosi dietro la bandiera di Prodi, ha, sempre sulla carta, 200 voti: 130 grillini, 34 di Sel, una decina di democrat certi (i civatiani) che potrebbero sommarsi ad altri Pd (quanti?) e, forse, a molti dei 34 ex grillini.
I franchi tiratori in generale. Tutti questi calcoli scontano però la molto concreta fronda di quasi duecento (e oltre?) ‘franchi tiratori’ provenienti dalle fila di tutti tali partiti.
A spanne possono essere così divisi: dai 100 ai 150, nelle previsioni più nere, nel Pd (25-30 dalemiani, 60-80 bersaniani, 10 civatiani, 20 area Cgil, 10 di Fioroni, 10 malpancisti a vario titolo), i 40-50 parlamentari vicini a Fitto dentro FI, 20-30 centristi, 30 grillini dissidenti.
La possibile dissidenza nelle file dem. Secondo una ricostruzione uscita giorni fa sul quotidiano Il Foglio, riguardante il solo Pd, i numeri dicono che alla Camera i voti con l’ok, quelli che con ogni probabilità dovrebbero votare a favore di ciò che verrà deciso da Renzi, sono 204 su 307 totali. Di questi 307, quelli a rischio sono 84, quelli che voteranno sicuramente no saranno 19. Al Senato la proporzione è più o meno identica: 71 voti sicuri, 15 a rischio, 22 quasi certamente contrari. Sommando questi numeri, è il calcolo di Palazzo Chigi ed è anche il calcolo delle correnti alleate ai renziani, si arriva a 275 voti sicuri, 99 a rischio (alcuni dei quali forse recuperabili), 41 già persi in partenza. In linea di massima i parlamentari sicuri sono quelli che fanno parte di tre correnti che hanno un peso importante nel patto del Nazareno: i renziani (50 alla Camera, 21 al Senato, sono aumentati rispetto all’inizio della legislatura, quando erano soltanto 51); i giovani turchi (45 alla Camera, 14 al Senato, anche loro aumentati rispetto all’inizio della legislatura, quando erano meno di 50); Area dem (37 alla Camera, 17 al Senato). Occhi puntati sulla minoranza dem, il cui grosso e’ composto da Area riformista (leader Bersani) e che conta circa 140-150 parlamentari. Tra questi una ottantina sarebbe costituito dallo zoccolo duro dei bersaniani, una ventina da civatiani o comunque ribelli irriducibili e circa 40-60 quello piu’ vicini al capogruppo alla Camera Speranza è considerati, dai renziani, recuperabili.