Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Asimov a Wall Street

Watson entra a Wall Street, ma non è l’aiutante dell’investigatore più famoso del mondo, Sherlock Holmes, è un cervellone. E’ il supercomputer dell’Ibm in grado di capire il linguaggio degli umani e di interagire con loro macinando fantastiliardi di dati  in pochi nanosecondi. Intelligenza artificiale, insomma, o giù di lì. Il colosso bancario Citigroup ne ha assunto uno da Big Blue e lo utilizzerà
per gestire i portfolio clienti e analizzare dati finanziari ed economici in tempo reale.

Watson negli Stati Uniti è diventato popolare lo scorso anno, a febbraio, in una sorta di inedita riedizione della sfida tra Big Blue e Kasparov sulla scacchiera: ha sbaragliato i campioni di un popolare quiz televisivo, Jeopardy!

Nel mondo della grande finanza, insomma, sta per aprirsi una nuova frontiera dopo quella attraversata con le negoziazioni basate sull’High Frequency Trading. Sistemi di trading computerizzati ad alta frequenza che eseguono automaticamente, in microsecondi, migliaia di ordini di compravendita su più mercati finanziari. Sistemi che oggi pesano per oltre il 70% del totale degli scambi giornalieri dell’intero mercato Usa. Quanto valga e quali implicazioni abbia il turbotrading lo trovate descritto un po’ ovunque in Rete, ma con Watson si fa un passo un po’ più in là, non solo per il campo di applicazione (il suo mestiere — a quel che si è capito — non dovrebbe essere quello del turbotrader) ma per la strada che apre i templi della grande finanza all’intelligenza artificiale,

Impossibile, dunque,  resistere alla tentazione di rispolverare l’Hal di 2001 Odissea nello Spazio, il computer che si ribella agli astronauti quando scopre che vogliono spegnerlo. Arthur C. Clarck, tra l’altro, gli diede quel nome proprio in onore di Ibm, utilizzando le tre lettere precedenti dell’alfabeto: H (I) A (B) L (M). Ma allora, tanto vale, divagare e  navigare nei classici della fantascienza. Da  Asimov e dalle leggi fondamentali della robotica da lui enunciate. Che sostengono:
1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

A un certo punto, però,  fu elaborata una Legge Zero: un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.
E le tre leggi vennero riscritte:
1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Purché questo non contrasti con la Legge Zero.
2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge.
3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge.
La legge Zero, tra l’altro, creò qualche problema perché ammetteva implicitamente che un’intelligenza artificale potesse danneggiare un essere umano in nome di una causa più alta come il bene dell’umanità.
Sto divagando, ovviamente. I supercomputer per il trading ad alta frequenza, o i cervelloni alla Watson, non c’entrano. Sono solo un pretesto per parlare del mondo che verra’. E poi le leggi di Asimov sono, appunto, fantascienza. Però l’idea che, un domani, analisti-robot - o altre intelligenze artificali – lavorino a Wall Street obbligati dalle leggi fondamentali a non danneggiare l’umanità, ammetetelo, è suggestiva.

 twitter: @pgiacomin