L’ipocrisia dei quartieri a luci rosse
Il primo quartiere a luci rosse in Italia nascerà a Roma entro tre mesi. La sperimentazione targata giunta Marino ha individuato al quartiere Eur una strada nella quale la prostituzione sarà tollerata. Nella zona saranno operative unità di strada con il compito di effettuare controlli sanitari sulle ragazze, distribuire condom ed evitare lo sfruttamento da parte dei cosiddetti protettori. Speriamo proprio che l’idea romana possa essere esportata anche a Milano. Luca V., Milano
MA SIAMO PROPRIO sicuri che sia la soluzione giusta? Quella che potrebbe sembrare a prima vista un’ipocrita (e forse ideologica) operazione per il decoro urbano (bocciata fra l’altro dal prefetto: «Non si possono fare perché significherebbe ammettere la prostituzione, cioè dire che è lecita») è in realtà una decisione sconvolgente. Come si può pensare, per liberare le donne, di rinchiuderle in ghetti, con quartieri trasformati in vere e proprie «case chiuse» a cielo aperto? La dignità delle donne si difende in ben altro modo, soprattutto con una vera attenzione alle emarginazioni, con una ferma lotta alla violenza, con politiche attive di sostegno alle famiglie, con iniziative per incentivare il lavoro femminile. E il fatto che l’iniziativa dovrebbe prender forma all’Eur ha anche un acre sapore simbolico: suggerisce l’idea di una zona della città che, nella percezione collettiva, vive una condizione di tale degrado da diventare terra di prostituzione controllata. No, questo non è proprio un esempio da seguire. laura.fasano@ilgiorno.net