8 marzo, tre donne da cantare
In principio fu lei la cantantessa. Un fisico da modella – che faceva a tempo perso – e una voce che ti conquistava prima ancora di vederla in faccia. Era il 1967 e i Velvet Underground uscivano dalla factory di Warhol con un disco che avrebbe cambiato la storia del rock. Non cantava solo Lou Reed che “aspettava il suo uomo” (“I’m waiting for the man”), ma i gusti sessuali in questo caso non c’entravano, ma anche lei. Nico, all’anagrafe Christa Päffgen. In quel disco mette la sua voce in due gemme e si guadagna, meritatamente, il nome nel titolo dell’omonimo album dei Velvet: “Femme Fatale”, più di una canzone visto che conquistò due star del rock come Brian Jones (Rolling Stones) e Jim Morrison, e “I’ll be your mirror”. Poi finì in fretta il rapporto tra i Velvet di Lou Reed e Nico. Lei si dedicò alla carriera da solista. Non male, tra l’altro. Basterebbe andare a ripescare “These days” o tutto l’album “Chelsea girl”, scritto come colonna sonora per l’omonimo film di Warhol.
C’è Chelsea anche nel suo destino. Al Chelsea hotel nacque, crebbe e finì anche la lunga relazione amorosa e di amicizia con l’artista Robert Mapplethorpe. Lei è Patti Smith timida ragazza che nasce commessa e diventa la sacerdotessa del rock. Inizia con le reading, ma è grazie a un altro ex Velvet (tutto torna o quasi), John Cale, che la produce che lei diventa famosa. 1975, esce “Horses”. Ed è folgorazione. Poi sarà tempo di “Because the night”, il suo più grande successo. Canzone diventata ormai una sorta di misticismo cinematografico per chi non si perde nemmeno una puntata di “Fuori orario”.
E poi si salta direttamente agli anni novanta. Lei è inglese. E si chiama Polly Jean Harvey . Tutti la conoscono come P. J. Harvey. Appena esce il suo primo disco – ricorrono tra l’altro i vent’anni, era il 1992 – tutti la paragonano alla nuova Patti Smith e lei risponde scocciata: “E’ solo pigro giornalismo”. Ma è con “To bring you my love” che diventa un’icona della scena alternativa. Ha un caratterizzo niente male e si vede con i continui alti e bassi della sua carriera. Ma il disco dell’anno scorso “Let England Shake”, incazzato sì ma meno rock e decisamente più cantautorale, conquista un bel numero di premi. Ecco tre scelte per un 8 marzo decisamente rock.
Ecco invece una playlist un po’ più ampia da 8 marzo.
1. To bring you my love P. J. Harvey
2. These Days Nico
3. Rock’n'roll Nigger Patti Smith
4. Because the night Patti Smith
5. Big yellow taxi Joni Mitchell
6. As tears go by Marianne Faithfull
7. Hyper-ballad Bjork
8. Taking people Cat Power
9. California Gianna Nannini
1o. Amore di plastica Carmen Consoli