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I mondiali in Qatar, quando con i soldi tutto è possibile

Nei giorni scorsi tutti a magnificare l’arrivo a Milano del Qatar che ha messo le mani sui nuovi grattacieli di Porta Nuova. Bene, bravi, bis… Peccato che nessuno abbia sottolineato come nello stesso Quatar sono in corso i lavori per la realizzazione dei mondiali del 2022 e che nella costruzioni degli stadi stanno trovando la morte centinaia di operai costretti a lavorare in condizioni disumane. Ci comprano, ma da loro non abbiamo proprio nulla da imparare… Antonio B. Milano

PROPRIO COSÌ, il Qatar ha vinto il sorteggio per ospitare i mondiali di calcio nel 2022 senza avere strutture adeguate. All’appello mancherebbe tutto: stadi, impianti sportivi, alberghi e negozi. Ma le autorità locali non si sono perse d’animo e si sono subito messe al lavoro: operai indiani, nepalesi e filippini lavorano già da diversi anni nei cantieri di Doha per costruire stadi, alberghi, palazzi e centri commerciali. E fin qui tutto potrebbe sembrare normale. Se non fosse che a lavori ultimati saranno quasi 4mila i lavoratori morti nelle operazioni di costruzione di questi impianti. Poche settimane fa un report di Amnesty International ha sottolineato le condizioni di lavoro inaccettabili e gli abusi nel settore dell’edilizia qatariota. La situazione sta diventando talmente imbarazzante che anche la Fifa, sveglia solo quando si fiutano quattrini, ha dato segni di vita e ha fatto pressioni per la creazione di un’autorità che vigili sui lavori. Per non dare l’impressione, amara, che con i soldi (i tanti soldi del Quatar) tutto sia possibile.

laura.fasano@ilgiorno.net