Once upon a time in Malesia (2)
16 ottobre 1999.
La prima e ultima conferenza stampa di Corinna.
La moglie di Schumi.
Molti molti anni dopo, in circostanze drammatiche, il mondo intero avrebbe imparato ad apprezzare la fibra di questa signora.
Quel sabato in Malesia, era accaduta una cosa sportivamente incredibile.
Al rientro dopo il brutto incidente di Silverstone, Michael aveva appena firmato la pole.
Clamoroso non era l’evento in sé, quanto il fluire degli episodi che avevano preceduto l’impresa.
E così, noi cronisti italiani ci avvicinammo alla signora Schumacher.
Corinna non parlava mai con la stampa.
Non essendo una attricetta, non cercava di brillare di luce riflessa.
Era una compagna di vita e basta. Non le interessava la ribalta.
In tanti stagioni, mai una frase. Al massimo un sorriso, quando per caso la incrociavi nel paddock, il consorte aveva appena vinto un Gp e tu le dicevi: ah però, che ganzo il tuo ometto al volante!
Ma quel week end in Malesia era speciale, unico.
Così Corinna accettò di condividere il suo stato d’animo.
Ci disse una frase che mi colpì moltissimo.
Questa.
‘Dopo la paura di Silverstone ho avvertito il desiderio di chiedergli di smettere con le corse, dal 1997 abbiamo anche allargato la famiglia. Ma mi sono resa conto che non potevo imporgli di rinunciare alla sua identità. E oggi sono felice di non averlo fatto’.
Vow!
Venne poi la domenica e l’immaginazione andò al potere.
Non ho mai visto un pilota guidare come Schumi in Malesia il 17 ottobre 1999.
Avesse corso per sé solo, avrebbe vinto stracciando gli avversari.
Invece si dedicò ai compiti di gregario con una umiltà stupefacente.
Agì da…stopper nei confronti di Hakkinen e regalò la vittoria al compagno di squadra, al prode Irvinaccio.
Mi ricordo che, subito dopo la premiazione, incontrai Eddie. Mormorò poche parole. Sai, sibilò, la vita davvero non finisce di stupire, lui che fa il gregario a me, non lo trovi pazzesco?
In effetti, era pazzesco. Ma bellissimo, anche.
Pazzesco fu anche il dopo.
Avevo un aereo da prendere alla mezzanotte malese, primo pomeriggio in Italia. Dovevo riempire sei pagine di giornale, in Italia erano tutti impazziti per la doppietta Ferrari e per la storia che conteneva.
Auff, avevo praticamente finito, quando mi si avvicinò un collega tedesco. Aveva un sorrisino odioso. Ehi italiano, mi ghignò, vai sulla terrazza della sala stampa e guarda giù, c’è il tuo amichetto Ross Brawn che sta mostrando qualcosa a mezz’aria.
Escludendo che per la felicità da doppietta il Mangiabanane si fosse calato i pantaloni, mi precipitai sul punto d’osservazione.
C’era Brawn che agitava un pezzetto di macchina. Non era un pezzetto di banana.
Un deflettore!
Aaazzzz! Arrivò in contemporanea un comunicato di Jo Bauer. Statuiva, il capoccia Fia, che sulle Rosse di Schumi e di irvine c’era un brandello irregolare, quindi ne chiedeva la squalifica.
Maremma maiala.
Chiamo il giornale. Buttate via tutti i pezzi. Li riscrivo al volo per non perdere il volo.
Li riscrissi.
A quanto pareva, aveva vinto Hakkinen, secondo Herbert, terzo Barrichello.
Ma vedi di andare a farti fottere.
Quattordici ore di aereo.
Scalo ad Amsterdam.
Sto sorseggiando un caffè quando il cellulare squilla.
E’ Claudio Berro, glorioso pierre della Scuderia.
Vieni oggi alle quattro a Maranello, per favore. Alla convocazione somma una notizia: Todt si è dimesso per lo scandalo dei deflettori ma Montezemolo ha respinto le dimissioni e alle quattro scatta l’operazione ricorso.
Intronato come Alfano dopo un discorso di Renzi, alle quattro sto là.
Il presidente fa un discorso che sembra Abramo Lincoln.
O Mel Gibson in Braveheart.
Libertà! Giustizia! Può darsi io non sappia cosa dico, ma ho scelto te un deflettore per amico.
Nuovo aereo.
Il Gp di Malesia continua a Parigi.
Doveva essere stato già deciso tutto dietro le quinte, perché ci diedero ragione, riuscendo nell’impresa di dire che però aveva ragione anche Jo Bauer.
Comunque, allora e per sempre, anche se l’ordine d’arrivo ‘ripristinato’ racconta una storia diversa, quel Gran Premio della Malesia del 1999 per me l’hanno vinto in due.
Michael Schumacher.
E Corinna.
(2, fine)