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Perchè Alonso merita gli auguri di tutti

Del ritorno in pista di Alonso, ammesso venga confermato dopo la visita di giovedì, chiunque abbia a cuore l’automobilismo deve essere contento.

Stiamo parlando di un campione e di un gran personaggio.

Come alcuni rammenteranno, nel lungo quinquennio del Fernando ferrarista io non mi sono mai iscritto al coro degli adulatori. Trovavo imbarazzante (ma anche controproducente) che lo si spacciasse per il Messia della Formula Uno. Ma ripeto che almeno un titolo vestito di rosso avrebbe meritato di portarlo a casa e insisto sulla necessità, almeno mia, di separare sempre, nel giudizio, simpatia e talento.

Simpatia e talento sono due cose diverse. La prima è soggettiva, la si può provare oppure no. La seconda è oggettiva. Farò un esempio che risale alla mia giovinezza.

Prost mi stava antipatico. Ma al volante era un grandissimo. Tutto qua.

Ora, sul rientro di Alonso in Malesia aggiungerò due o tre cosette.

E’ triste che, almeno mentre digito questo testo, ancora non si conosca una versione definitiva e senza ombre sulla dinamica dell’incidente.

Poi di sicuro questo Come Back non potrà essere paragonato, per restare in tema di tigrotti alla Salgari, a quello che realizzò Schumi nel 1999.

Erano molto differenti le premesse e soprattutto è molto differente la macchina. Certo, differenti sono pure i piloti. Però non sarà un confronto…ad armi pari.

La Ferrari del 1999 non era perfetta ma buona buona sì (vedi anche i risultati di Irvine e persino di Salo).

La McLaren Honda del 2015 è una catastrofe.

Saprà Alonso come valutarla in prospettiva: nell’immediato, sempre lasciando stare il misterioso fuori pista di Barcellona, è banalmente vero che per inseguire quel titolo che gli manca dal 2006 (e non solo e non sempre per colpa sua), beh, Fernando non ha certo scelto l’auto ideale.

Credo abbia diritto, Alonso, agli auguri di tutti.