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La Febbre Vettel come la Febbre Villeneuve

Quando ero ragazzino, Marcello Sabbatini, storico direttore di ‘Autosprint’, diede un’etichetta ad un sentimento collettivo. Febbre Villeneuve: così definiva l’innamoramento di una generazione per lo stile e per le imprese di Gilles, cavaliere romantico della Ferrari.

Oggi è presto per dire se qualcosa del genere stia per riproporsi e inoltre non è cambiato soltanto il mondo, è cambiato il mondiale di F1 e proprio qui recentemente ci siamo interrogati sulla perdita di appeal dell’automobilismo.

Però.

Però, dopo l’impresa di Vettel sulla Rossa nella salgariana Malesia, ho registrato alcune cose che mi hanno colpito. Indizi. Sintomi. Forse banali coincidenze.

1) In pratica è da domenica sera che mi imbatto in persone, di età diversissima, che inesorabilmente hanno la stessa domanda da pormi. Questa: eh, ma non sarà un fuoco di paglia?!? Eh, ma ci riusciranno di nuovo? Eh, ma davvero possiamo battere la Mercedes?…

2) ‘Oggi’ è un settimanale popolare in edicola da decine. Si sono presi la briga di scomodarmi per chiedere se la Ferrari sia in grado di vincere subito il mondiale. ‘Oggi’ non c’entra nulla con la Formula Uno. Se ritiene di occuparsene e in apertura del giornale, eh, vuol dire che la gente comune all’improvviso ha riscoperto un mondo (comunque, a scanso di equivoci, io ho risposto che il campionato lo vince Hamilton).

3) Ma torniamo alla domanda da bar. ‘Ma davvero possiamo battere la Mercedes?’ Ecco, è in quel ‘possiamo’ che sta nascosta la scintilla. Cioè, è bastata una vittoria, una sola, per riaccendere il fuoco che stava sotto la cenere. Tra l’altro, non sono gli appassionati ‘collaudati’ ad interessarsi dell’argomento. No: è la gente comune. Quella che il Gp lo guarda o non lo guarda, non ha la fissazione della F1, ignoro il significato della parola flussometro e al massimo crede che la power unit sia una bevanda energetica (da non confondere con Red Bull).

4) Sono tentato di supporre che stia salendo la Febbre Vettel. Ho scritto domenica, da qualche parte, che il 29 marzo 2015 potrebbe restare nella memoria collettiva come la data che segna l’inizio di una clamorosa, grande storia d’amore. Il tempo dirà. Di sicuro, dopo la febbre Villeneuve, io ricordo la seconda metà degli anni Novanta, quando ero diventato l’idolo delle zie e delle nonne, perchè tutte si erano messe a tifare per Schumi, nella speranza riuscisse a conquistare quel benedetto mondiale con la macchina rossa. Un periodo indimenticabile. Ero, per tante ragioni, portato a considerarlo anche irripetibile. Adesso, chissà.

5) Meglio essere prudenti. Probabilmente non dura e presto torneremo ad essere circondati da una umanità concorde nel definire ‘troppo noiosa’ la Formula Uno. Può darsi. Ma qualcosa è scattato. Un click. Se sia un riflesso condizionato o il principio di un romanzo affascinante, uhm, ce lo racconteremo fra qualche anno. Perchè, comunque, questa promette di essere una storia lunga…