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Ora il cantante avrà un contratto da impiegato

Chissà se l’aveva messo in preventivo, sta di fatto che da qualche giorno il premier Renzi ha trovato sulla propria strada una nuova categoria di «nemici»: anche cantanti e cantautori hanno manifestato la loro contrarietà nei confronti del job act. Si tratta di una categoria privilegiata non c’è dubbio che tuttavia rivendica un trattamento più rispettoso dalla loro professionalità. Chissà se Renzi avrà voglia di ascoltarli…
Lettera firmata, Milano

Domanda più che legittima quella del lettore, pur tenendo presente che i cantanti sono lavoratori del tutto particolari (e privilegiati). Fino a qualche settimana fa il loro rapporto con le case discografiche era regolato dal contratto di “associazione in partecipazione“. E funzionava più o meno così: il produttore riconosceva all’artista una percentuale degli utili sui dischi venduti. Poi è arrivato il Jobs Act e la musica è cambiata. Perché con il riordino delle tipologie contrattuali l’associazione in partecipazione è stata soppressa. E c’è chi, provocatoriamente, ha immaginato che d’ora in poi ci sarà da dover assumere Ligabue con un contratto a tutele crescenti e magari fargli timbrare il cartellino. Perché stando alla riforma varata, si prefigura anche per i cantanti un futuro da lavoratori dipendenti con un trattamento equiparabile a quello di un comune impiegato. E per chi è abituato a calcare le scene e ricevere gli applausi è certamente un cambiamento non da poco.
laura.fasano@ilgiorno.net