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Cosa fare per difendere i tassisti

Mi dispiace per quanto accaduto alla tassista a Roma. Ma non dobbiamo stigmatizzare un lavoro. Mestieri in cui le donne sono “sole” come in un taxi senza divisorio, sono molteplici. Ad esempio un’infermiera, un medico donna nel suo studio. Purtroppo situazioni e luoghi in cui donne hanno subito violenze ce ne sono troppi. A volte la violenza avviene tra le mura di casa. Non è certo restringendo il campo dei lavori “adatti” a una donna che si evitano. Filomena, ilgiorno.it

I TASSISTI, però, siano essi uomini o donne, sono maggiormente esposti a violenze e aggressioni rispetto a un lavoratore medio. Perché svolgono la propria attività da soli, custodiscono denaro contante all’interno del veicolo e possono trovarsi costretti ad attraversare zone isolate e pericolose nelle quali i clienti possono aver assunto dosi eccessive di alcol o droghe. Di notte, poi, la tassista donna può apparire agli occhi dei malintenzionati facile preda per gesti violenti, ma non per questo, come giustamente sostiene la lettrice, bisogna limitarne l’attività. D’altro canto in passato (e sempre più in questi ultimi tempi) anche gli uomini sono stati fatti oggetto di aggressioni e tentativi di rapine. Se la risposta non può risiedere nel ricorso al porto d’armi e nell’organizzazione di ronde armate, è allora necessario che le città si dotino di controlli a campione nella notte, con verifica dei documenti dei passeggeri e di un sistema evoluto di videosorveglianza, con tracciamento immediato da parte delle forze dell’ordine. laura.fasano@ilgiorno.net