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#VersoleRegionali/7. Un pezzo difficile e una follia politologica: sette sistemi elettorali per sette Regioni diverse

Interno dell'aula di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati

Interno dell’aula di Montecitorio, Camera dei Deputati

Perché Raffaella Paita non potrà comunque vincere, e governare, la Liguria? Per colpa di Pastorino che le toglie voti? Anche, ma soprattutto per colpa di una legge regionale, quella ligure, mai modificata, che impedisce a chiunque vinca di governare, a meno che non prenda il 51% dei voti o, per la precisione, 15 consiglieri, più il Presidente, su 30. Perché in Campania proliferano le liste, sporche o pulite che siano? Perché la soglia di sbarramento e’ assai bassa (il 3%) per chiunque).  perché, invece, in Puglia conviene allearsi? Perché lo sbarramento e’ assai alto (8% per le coalizioni, 4% in ogni coalizione). Perché il Toscanellum, e cioè il sistema elettorale in vigore in Toscana, e’ considerato, con buone ragioni, il vero antesignano dell’Italicum? E, infine, perché il centrosinistra, che di certo vincera’, in Umbria, godrà di un premio di maggioranza che definire ‘bulgaro’ e’ dire poco?

Regione che vai, sistema elettorale che trovi. Nelle sette regioni al voto il prossimo 31 maggio vigono, infatti, sette sistemi elettorali diversi l’uno dall’altro e, a loro volta, diversi dai sistemi elettorali in vigore nelle restanti 13 regioni italiane. Per non parlare di quelle a statuto speciale (cinque, considerando che le due province trentine hanno rango di regione…) dove la specificità e’ garantita dalla Costituzione.

Per le regioni a statuto ordinario, in realtà, un testo base ci sarebbe: il caro, vecchio, ‘Tatarellum’ (1995), dal nome dell’ex ministro di Berlusconi ed ex esponente di An, il cui spirito era quello di dotare di un sistema tendenzialmente maggioritario e presidenzialista (e’ da allora che i presidenti di Regione si fregiano del pomposo titolo di Governatori) i diversi governi regionali, ma le revisioni costituzionali del 1999 e 2001 hanno dato alle regioni la facoltà di modificare le norme elettorali a loro insindacabile e molte volte assurdo piacimento.

TOSCANA. Il caso più eclatante è la Toscana, che si fregia del suo ‘Toscanellum’, figlio dell’accordo tra il Pd, in maggioranza, di Rossi e la FI di Verdini, all’opposizione, entrato in vigore alla fine del 2014. Prevede il doppio turno e, nel caso in cui nessuno ottenga il 40%, il ballottaggio tra i primi due. Sono state reintrodotte le preferenze (una o due), ma nel listino. C’è la parità di genere e un premio di maggioranza: chi ottiene il 45% dei voti ha il 60% dei seggi; tra il 40% e il 45% il 57,5%. Infine, gli sbarramenti: 10% per le coalizioni, 5% per i non coalizzati e 3% per le liste in coalizioni. Un vero pre-Italicum!

VENETO – La legge elettorale veneta, nata nel 2010, ha eliminato il ballottaggio: vince il candidato che prende più voti, ma c’è un premio di maggioranza: chi raggiunge il 50% dei voti ha il 60% dei seggi; tra il 50% e il 40%, il 57,5%; se meno del 40%, il 55%. Ci sono le preferenze e una soglia di sbarramento unica (5%).
CAMPANIA – La legge elettorale campana, varata nel 2009, prevede il turno unico, senza ballottaggio, e un premio di maggioranza che consente al vincitore di raggiungere il 60% dei seggi nel Consiglio Regionale. Ci sono le preferenze e la soglia di sbarramento è al 3%.

PUGLIA – La legge elettorale pugliese ha un premio di maggioranza ‘variabile’: se la coalizione vincente supera il 40% dei voti, ottiene 29 seggi (sui 50 totali); se sta tra il 35% e il 40% dei voti, 28 seggi; se ottiene meno del 35% dei voti, ha 27 seggi. L’elezione è a turno unico, manca la doppia preferenza di genere, il che ha causato forti polemiche, a partire da quelle dell’ex governatore Vendola. La soglia di sbarramento è all’8%, ma la soglia per liste in coalizione è al 4%.
LIGURIA – Il sistema elettorale è vecchio e bislacco (i partiti hanno cercato di cambiarlo per mesi, ma poi si sono dovuti arrendere): non c’è premio di maggioranza, ballottaggio e, chi vince, vince assai male. Infatti, solo se una coalizione supera il 50% dei voti (ma a livello provinciale) ottiene tre consiglieri in più (pari al 10% in seggi) dal listino e dentro un consiglio composto da 31 consiglieri, premio che equivale a 15 consiglieri e il governatore vincente. La legge elettorale ligure, inoltre, è complicata dal fatto che esistono due liste (e due voti): una lista regionale (a listini bloccati, per il 20%) e una lista provinciale (con le preferenze, per l’80%). La soglia di sbarramento è al 3%, ma per le liste collegate a candidati presidenti è fissata al 5%. morale: chiunque vinca, ma resti sotto il 51%, deve fare per forza larghe intese.
UMBRIA – La legge elettorale umbra, modificata a pochi mesi dal voto tra le proteste delle opposizioni, prevede un turno unico secco, un premio di maggioranza (il 60% dei seggi alla lista vincente senza soglia minima di accesso). Vuol dire che la lista che prende un solo voto in più delle altre (a prescindere dalla percentuale di voti raggiunta: anche il 20%…) avrà il 60% dei seggi e la maggioranza assoluta in Consiglio! Infine, non è ammesso voto disgiunto, ma ci sono le preferenze.

MARCHE – Il sistema elettorale è a turno unico: vince chi ha più voti e non ci sono ballottaggi. Il sistema è proporzionale puro, ma con un premio di maggioranza. Dei 31 seggi del Consiglio Regionale, uno va al presidente e uno al candidato sconfitto con più voti. I restanti 29 seggi sono spartiti con complicati metodi di riparto proporzionale a scalare. La soglia di sbarramento è al 5%.

NB. Questo articolo è stato pubblicato il 24 maggio 2015 a pagina 10 del Quotidiano Nazionale (http://www.quotidiano.net)