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La riga e il cerchio

L’avevo promesso (meglio dire minacciato, forse): vi avrei parlato del libro che ho appena scritto con Marco Bonitta. Si intitola ‘La riga e il cerchio’, ed è uscito per i tipi della Aliberti Wingsbert House (questa dei ‘tipi’ è una roba da giornalista culturale che desideravo scrivere da sempre). Si trova cercandolo su Internet, e nelle librerie di tutta Italia (e dove non c’è, dovrebbe essere prenotabile in tempi brevissimi).

In realtà, non voglio parlarvi del libro, che per essere una biografia sconfina spesso nel coaching, ma soprattutto cerca di sfruttare l’esperienza di vita di Bonitta per trasmettere dei valori nei quali entrambi crediamo. Chi avrà voglia di leggerlo e vorrà commentarlo, mi troverà disponibile alle critiche (e ancora di più ai complimenti).

No, voglio approfittare di questo spazio per ringraziare le persone che hanno permesso che il libro venisse alle stampe (altra bella espressione). E per farlo, torno serio.

Grazie a Marco Bonitta, per avermi concesso la sua fiducia ed essersi aperto raccontando anche episodi privatissimi, non soltanto in ambito pallavolistico. So che ad altri colleghi più importanti di me aveva detto di no, quindi già arrivare a scrivere il libro per me era stato un successo. Ora che il prodotto è finito, ne sono anche abbastanza orgoglioso. Perché mi sembra che abbiamo fatto un buon lavoro, e comunque si è rafforzata l’amicizia tra di noi, che conta più del libro.

Grazie a Leo Turrini, che ci ha regalato una bella postfazione e anche prima ha avuto un ruolo decisivo perché il libro arrivasse alla pubblicazione. Nel suo caso, era impossibile che diventassimo più amici di prima, visto che mi sopporta e supporta solo dall’agosto del 1986.

Grazie all’editore Francesco Aliberti, che ha creduto nel progetto a prescindere. Grazie alle ragazze che lavorano con lui, soprattutto a Lara, Manuela, Maria Teresa e Consuelo, per avermi sopportato.

Grazie a Carlo Magri, presidente della Federazione, che ci ha donato una prefazione e che ha molti meriti, nella rinascita sportiva di Bonitta, anche se non bisogna dirglielo perché poi se ne vanta. Grazie ad Angelo Lorenzetti, a Giuseppe Brusi, a Rosa Maria Muroni e a Massimo Magrini per i loro interventi.

Soprattutto, grazie a mia moglie e a mio figlio, con le scuse: per il tempo da trascorrere insieme che ho sacrificato sull’altare di una soddisfazione personale.