Basta coi compiti durante l’estate: una buona idea?
Le scuole stanno terminando e come di consueto si ripropone l’angosciante dilemma: è giusto (o meno) che dopo tanti mesi di scuola i nostri figli siano costretti a studiare anche durante l’estate? Compiti per le vacanze, male necessario o inutile accanimento? Una questione che va avanti da tempo, e che si ripropone con la scadenza dell’anno scolastico. Il fronte dei contrari cresce a dismisura, in particolare tra pediatri e pedagogisti. E ci sarà pure un motivo…. Marta D, Milano
ADESSO c’è addirittura un movimento, nato sul web, che vuole dire basta ai compiti a casa ritenuti «inutili e dannosi». Una posizione sostenuta da genitori, maestri, pedagogisti, che in poco tempo su Facebook ha raccolto oltre 4.500 iscritti. In realtà più che mirare a eliminare del tutto i compiti sotto l’ombrellone bisognerebbe dar loro una diversa (e più fantasiosa) impostazione perché il rischio è quello di un’esecuzione meccanica e svogliata dove chi già sa non impara niente di nuovo, e chi non aveva capito prima, di certo non si chiarisce le idee d’estate. A volte, infatti, si ha l’impressione che i ragazzi siano costretti per 9 mesi a essere immersi in un sistema che toglie loro persino il respiro, per tornare poi a respirare nei tre mesi estivi. In realtà ci deve essere un tempo per il riposo e un altro per lo studio. Ai genitori l’incombenza di studiare una strategia: non serve a nulla essere assillanti, come non serve il famoso invito a «togliersi il pensiero» e fare i compiti subito, in fretta, come un peso, una tassa da pagare. laura.fasano@ilgiorno.net