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Grecia, pagano i soliti noti

Bene hanno fatto Massimo Corsaro (Pdl)  e Francesco Boccia (Pd) a presentare un’interpellanza urgente per sapere dal governo quale sarà il destino dei tanti piccoli risparmiatori  che hanno avuto la sventura di acquistare titoli greci. La situazione è, infatti, paradossale.  Come aveva minacciato il ministro delle Finanze ellenico Venizelos,  anche coloro che non avevano accettato il piano di ristrutturazione del debito di Atene, alla fine sono stati costretti ad aderire al savataggio a causa di una clausola (chiamata CAC). Questa clausola, inserita retroattivamente, ha, di fatto,  reso la Grecia insolvente. Se le banche hanno accettato di buon grado il piano elaborato dall’Eurogruppo perché hanno potuto usufruire, nei mesi scorsi, di un maxi-prestito di mille miliardi di euro della Bce al vantaggiosissimo tasso dell’1% , chi davvero ci rimetterà sarà l’esercito dei piccoli risparmiatori (anche italiani) che, nel corso degli anni, hanno dato fiducia al paese ellenico e adesso sono i protagonisti di una specie di tragedia greca.

Questi risparmiatori subiranno, infatti, gravissime perdite e si vedranno offrire rendimenti e scadenze assurde (il 2042, fra trent’anni) per la parte di nominale non tagliato. Cosa dicono  i “grandi” dell’Europa che, il 9 marzo, hanno brindato alla salvezza della Grecia? Ora se ne stanno zitti, italiani  compresi.  A questo punto, sarebbe auspicabile, come sollecitato anche dall’interpellanza “bipartisan”, un intervento del governo Monti che difenda, in qualche modo, i nostri risparmiatori coinvolti in quello che è, in tutti i sensi,  un vero crac. Anche perché la speculazione internazionale, dopo avere affossato Atene, ora sta attaccando altri Paesi europei in difficoltà come Portogallo e Spagna. E pure noi, nonostante il calo dello spread, non possiamo ancora dormire sonni tranquilli. Non vorrei che anche questa volta ci rimettano solo i “piccoli”. Perché, oltre alle banche, anche la Bce non è certo uscita dalla vicenda con le ossa rotte, anzi. L’istituto centrale europeo ha, infatti, acquistato, nei mesi scorsi – come  mi fa notare un esperto lettore, Marco Giovanardi -, moltissimi titoli ellenici a quotazioni di mercato, quindi ampiamente sotto il valore nominale, ed ora pretende il rimborso alla pari. Cosa risponde il governo dei professori a questi rilievi? E’ possibile, come chiedono Corsaro e Boccia nella loro interpellanza, prevedere un fondo di garanzia per i soliti noti?