Fare figli non è una cosa da ricchi
Lo scorso anno, secondo l’Istat, il movimento naturale della popolazione in Italia, ovvero la differenza tra nati e morti, ha fatto registrare un saldo negativo di quasi 100 mila unità, che segna un picco mai raggiunto nel Paese dal biennio 1917-1918 (cioè dal primo conflitto mondiale). Sono dati preoccupanti che dimostrano, se ce ne era ancora bisogno, come l’Italia sia un Paese in preoccupante discesa. Qualcuno fa qualcosa? Marco N. Milano
IL DATO più sorprendente del Bilancio demografico Istat 2014 è quello relativo al rapporto nascite-morti che porta l’Italia indietro di 100 anni: come dire, neanche la Prima Guerra Mondiale aveva portato ad un risultato come quello impietosamente fotografato in queste ore dall’Istituto di ricerca. Le conseguenze di questi dati si fanno sentire anche in termini di età media: aumenta la popolazione anziana e diminuiscono gli under 15. Siamo molto vicini alla soglia di «non sostituzione», quella dove le persone che nascono non riescono a sostituire quelle che muoiono. Questo significa che siamo un Paese che sta morendo e questa situazione ha enormi ripercussioni in ogni settore: economia, società, sanità, pensioni, solo per fare pochi esempi. Si smette di mettere al mondo figli non per mancanza di soldi, ma per mancanza di fiducia nel futuro, che non si cura con l’ottimismo della volontà né a colpi di legge. laura.fasano@ilgiorno.net