Se un Nobel scivola sulle donne
È bastato qualche tweet da Seul per giubilare un premio Nobel: le battute sessiste di Tim Hunt sulle scienziate e la loro (eccessiva) propensione alle lacrime hanno portato ad una levata di scudi al femminile che ha prodotto l’allontanamento del ricercatore, reo di aver voluto scherzare sulle dinamiche che si innestano quando davanti ad un microscopio ci sono anche le donne. Va bene la parità, ma non è che ora si sta esagerando? Antonio Martini, Bergamo
«LASCIATE che vi spieghi qual è il mio problema con le ragazze… tre cose possono succedere quando ci sono donne in un laboratorio… Ti innamori di loro, loro si innamorano di te, e quando le critichi si mettono a piangere»: questa l’infelice uscita di Hunt che successivamente ha tentato di giustificarsi sostenendo che si trattava di un commento ironico e leggero. La reazione è stata di profondo sconcerto. Nel mondo scientifico, così come in tutto il mondo lavorativo, molte donne non riescono a raggiungere posizioni di comando proprio perché discriminate in quanto donne, tacciate di essere incapaci di gestire le emozioni e le crisi, conciliare il lavoro e la famiglia, essere meno dotate di leadership. Rinforzare questi stereotipi infondati, da una posizione di rilievo quale può essere quella di un Nobel non può essere archiviata come una semplice leggerezza. Piuttosto è una dichiarazione pesante, proveniente da una persona importante e in un contesto rilevante che non aiuta un processo che faticosamente e troppo lentamente sta procedendo. laura.fasano@ilgiorno.net