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Sui nostri muri scarabocchi o opere d’arte?

Tre chilometri di muro dell’Ippodromo di San Siro a Milano dati in pasto ai writers. Ce ne era proprio bisogno? Una volta gli artisti (quelli veri) dipingevano su tele, esponevano le loro opere in gallerie e le vedevano solo chi voleva. Adesso invece devono imporre a tutti le loro pagliacciate, volenti o nolenti, sui muri pubblici. E queste “opere d’arte” devono essere enormi e viste da tutti. Sarebbe ora di capire che la Street Art non è arte, ma solo prepotenza. Angelo Mandelli

DA UN LATO ci sono loro, i writer (o gli aspiranti tali) che dipingono sui muri e sui treni alla
ricerca della massima visibilità per le loro creazioni. Dall’altra parte, i cittadini che non vedono
nulla di artistico nelle dichiarazioni d’amore, firme (tag) e disegni lasciati con le bombolette spray sul
muro di casa. Difficile, difficilissimo trovare un punto di incontro: anche se il writer disegna sui muri
abbellendoli e mai sugli edifici storici e come tale va tutelato e valorizzato. E, al contrario, chi imbratta i
muri andrebbe perseguito per il danno che arreca, spacciandosi per artista quando invece è solo un
vandalo che si nasconde nell’anonimato della notte. Se un giorno passeggiamo per strada e vediamo su di un monumento la scritta «ti voglio bene» beh, sarà stata anche realizzata da un ragazzo innamorato, ma resta comunque un gesto che profana un bene culturale. Nello stesso tempo pecchiamo di diffidenza e
soprattutto ignoriamo che dietro a un murales ci sono mesi e mesi di duro lavoro, di passione e creatività. Troveremo mai un equilibrio? laura.fasano@ilgiorno.net