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La politica è stupida, la Grecia sprofonda. E dopo tocca a noi

Sempre attuale, la lezione di Carlo Maria Cipolla. Ne ‘Le leggi fondamentali della stupidità umana’, lo storico dell’economia notava che gli uomini sono la sola specie animale a non imparare mai nulla dai propri errori. Ne abbiamo puntuale esperienza osservando con un minimo di distacco la nostra vita di tutti i giorni, ma se allarghiamo lo sguardo alle dinamiche politiche ed economiche il fenomeno non muta. Anzi, si intensifica. Nulla è infatti cambiato dall’inizio della crisi finanziaria che poco meno di otto anni fa ha travolto prima le banche americane e poi, per salvare le banche, gli Stati europei. La distinzione tra banche d’affari e banche commerciali resta una chimera, la bolla dei prodotti derivati immessi sul mercato dagli istituti finanziari è oggi superiore del 20% rispetto al 2007-2008, il comportamento dei banchieri anglosassoni è allegro come e più di prima. “I comportamenti illeciti non sono affatto finiti con la grande crisi”, ha ammesso il presidente della Federal Reserve Bank di New York, William Dudley. La politica era impotente e tale è rimasta. In ciò fattivamente collaborando alla progressiva realizzazione dello scenario teorizzato dal banchiere per eccellenza, David Rockefeller, nel 1991. Ovvero, la costituzione di “un governo mondiale”. Perché, disse Rockefeller a una riunione del club Bilderberg, “la sovranità sovranazionale di una élite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale che è stata praticata negli ultimi secoli”. Al governo mondiale non siamo ancora arrivati, ma gli Stati sono in evidente crisi di sovranità e non per questo l’Europa ne ha guadagnato in unità politica e visione comune. Ricordate la retorica? “La radice greca della parola crisi indica un ‘cambiamento’, dunque grazie alla crisi l’Europa prenderà coscienza della propria identità e si darà quell’unità politica che ancora le manca”: così scrivevano gli intellettuali più raffinati mentre, tra il 2009 e il 2010, la speculazione si avventava sui debiti sovrani degli Stati. Figurarsi, altra grande illusione. Dalla crisi non è nato nulla e l’Europa continua ad essere un coacervo di interessi in conflitto tra loro. Non c’è una politica comune di difesa, non c’è una politica fiscale comune, non c’è una comune politica sull’immigrazione e rispetto al debito greco la Germania si ostina a perseverare nell’errore iniziale: umiliare un popolo, pretendendone l’estremo sacrificio. E’ quel che, per un paradosso della Storia, nel 1919 venne fatto nei confronti della medesima Germania col Trattato di Versailles che pose fine alla Prima guerra mondiale, creando così le condizioni per l’affermazione del nazionalsocialismo. Stavolta, tutto sommato, va meglio. Ad affermarsi sono i più innocui populismi. Ma se la politica continuerà a rinunciare alle proprie prerogative, la Grecia uscirà dalla scena europea, i mercati finanziari verranno presi dal panico, la speculazione si avventerà sul paese più fragile: l’Italia. I populisti torneranno allora a crescere, e un po’ alla volta potrebbero smettere di essere innocui. Il populismo, però, non è la causa; è l’effetto. L’effetto di una politica “stupida”, incapace di trarre lezione dai propri errori. Anche da quelli più recenti.