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La Buona scuola rischia di essere una legge gruviera

Fra la tragedia degli immigrati e quella della Grecia il presidente del Consiglio Renzi è sempre alle prese con la riforma della scuola che si sta rivelando per lui proprio una gran brutta «gatta da pelare». Che cosa ne sarà della battaglia intrapresa dal primo ministro su questo tema non è dato sapere, certo che la sensazione che se ne ricava è che tutte le volte che in questo Paese si cerca di cambiare le cose ci si imbatte in difficoltà insormontabili. Giovanni V. Milano

PUR CON TUTTO l’attivismo dimostrato fin qui, la Buona scuola, che doveva essere il cavallo di battaglia del governo di Renzi, si sta rivelando un cavallo di Troia che mina dall’interno la solidità dell’azione e ancora di più il consenso del governo. Da una parte una schiera molto compatta di insegnanti e lavoratori della scuola sta, di fatto, rappresentando l’unica opposizione robusta in questo momento in Italia (scioperi riuscitissimi, credibili minacce di blocco degli scrutini, una rete capillare di informazione dal basso, controproposte legislative come quella d’iniziativa popolare eccetera); dall’altra chi ha progettato questa riforma si trova costretto a giustificarne ogni giorno lo spirito e la lettera. Secondo il governo, i professori sono restii non solo alle novità, ma all’idea stessa che qualcosa possa cambiare. Quel che, invece, è più probabile è che alla fine uscirà dalle aule una legge-groviera: un pasticcio pieno di deleghe in bianco che andranno a riempirsi nei prossimi anni, con una serie di decretini che non passeranno al vaglio di un reale e approfondita discussione. laura.fasano@ilgiorno.net