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L’Alfa da Gp e una Bottas di soldi

Per distrarci parliamo un po’ dell’Alfa Romeo.

Non già perchè il logo del Biscione è sulla monoposto di Kimi e di Seb. Piuttosto, è in arrivo il nuovo modello: lo hanno ‘pensato’ vicino a casa mia, nel modenese, in un anonimo capannone. E’ una bella scommessa: spero porti buoni risultati. Poi a me sarebbe piaciuto inserire nella allegra brigata il mitico cloggaro Quattropalle, ma egli medesimo ama troppo il sole di Germania e quindi pace.

Ci sono, ovviamente, tante memorie legate all’Alfa da Gran Premio.

La leggenda di Enzo Ferrari comincia lì, quando il giovane Drake era già un costruttore anche se non poteva ‘firmare’ con il nome suo le creature da corsa.

Diventò successivamente, Ferrari, il nemico in pista del Biscione e famosa è rimasta la frase che annotò sul diario quando riuscì ad imporsi con una macchina confezionata a Maranello: ‘oggi ho ucciso mia madre’.

E ancora, per comprendere il legame ancestrale, fortissimo, il figlio Piero mi ha raccontato dell’ultimo Gp visto dal padre alla tv, inizio estate 1988. Ferrari stava già male, si assopiva e si svegliava, era perso sui sentieri della memoria. Ad un certo punto, scorgendo sul video le Rosse di Alboreto e Berger, chiese all’erede: ma almeno siamo davanti all’Alfa Romeo (che in F1, nel 1988, non c’era già più).

Storie così. Le macchine di Nuvolari e di Farina. Ma anche l’Alfa che io, per ragioni anagrafiche, ho ammirato sui tracciati della F1 moderna: quella di Giacomelli e di De Cesaris. Che non erano esattamente Nuvolari e Farina, ma insomma, avevano coraggio ed erano pure simpatici e Andrea purtroppo non c’è più mentre Bruno ha un bagaglio di idee provocatoriamente interessanti sull’automobilismo di oggi. E mi piacevano da matti anche i prototipi di Chiti per il mondiale marche, con Andrea De Adamich e Arturino Merzario al volante.

Ovviamente è un peccato che il marchio Alfa sia uscito di scena in un contesto agonistico top e le ragioni (?) sono tante e probabilmente quasi tutte sbagliate, così come industrialmente non è che fin qui la gestione del brand sia stata un capolavoro di lungimiranza.

Ma, da italiano, uno può anche sognare che il tentativo di un recupero di competitività sul mercato sia, un domani, accompagnato da un progetto sportivo.

Ehi, non ditemi di svegliarmi.

Sono già sveglio, purtroppo.

Ps. Scrive in Germania la Bild che la Williams ha chiesto 15 milioni alla Ferrari per lasciare libero Bottas nel 2016. Com’era la storia dei soldi da risparmiare, please?…