Vettel mette una pezza nel deserto Rosso
Potrei cavarmela dicendo che non c’era Marchionne e quindi la Ferrari è tornata sul podio.
Potrei cavarmela dicendo che il muretto Rosso ha agito perfettamente con Vettel. Con Raikkonen è stata giocata la carta della disperazione. Ci stava, non ha funzionato.
Ma questo podio è l’unica nota lieta di un week end frustrante.
In breve.
A me, per amor di ottimismo, sembra di rivivere l’estate del 1996. Piena zeppa di equivoci e disastri, fra ululati di platea che pretendevano la testa di Jean Todt.
Il resto è noto.
Ecco, è chiaro che la Ferrari di inizio estate non è dove immaginava di stare a metà primavera. Ma bisogna capire una cosa.
O si crede in un progetto, in un programma, in un piano di lavoro.
O si pensa invece alla quotazione di Wall Street, ergo con l’acqua sporca si getta via anche il bambino, inteso come ipotesi di una rimonta che non è semplice e non sarà semplice.
Io la mia scelta l’ho fatta. Sto con Arrivabene e buona notte suonatori.
Il resto.
Hamilton è stato intelligente nel finale bagnato. Ha vinto ‘anche’ sfruttando le circostanze, a dispetto di una partenza da cioccolataio.
Il pilota della domenica è stato il mio vecchio amico Felipe Massa.
Su Bottas fate un po’ voi.
Alonso ha finalmente preso un punto con la McLaren e gli faccio i complimenti, senza ironia alcuna.
A voi.