Grazie a chi in oratorio cura i piccoli
Mia figlia e suo marito lavorano. Io sono un po’ troppo vecchia per occuparmi di mio nipote che ha solo di 12 anni. L’unica soluzione è portarlo all’oratorio. Si diverte in maniera sana e soprattutto poco costosa. Grazie alla chiesa ma soprattutto grazie a tutti quei ragazzi che in maniera gratuita e gentile accettano di passare parte della lora giornata con i bambini per farli divertire. Nonna Pina, ilgiorno .it
È UNANIME il consenso attorno alla vita degli oratori ed è un consenso che spesso proviene da parti diverse, anche da chi non è credente o particolarmente legato alla vita ecclesiale. D’altro canto l’oratorio in Italia ha attraversato cinque secoli di storia anche se ha vissuto uno sviluppo non omogeneo: in alcuni territori è cresciuto fino ad essere strutturalmente radicato in piccoli e grandi centri; in altri è più sporadico nella presenza sul territorio o nel tipo di attività che offre. Ed è vero quello che scrive la lettrice: anche se non del tutto pronti, molti adolescenti passano diverse settimane a prendersi cura dei più piccoli facendoli giocare. Per diversi mesi all’anno questi adolescenti sono considerati un problema: nei mesi estivi, improvvisamente, diventano una risorsa e imparano ad assumersi la responsabilità degli altri. Spesso lo fanno bene; per tutti comunque c’è la possibilità di crescere. L’esperienza permette ai ragazzi di sognare. E il sogno è uno dei diritti inalienabili dei ragazzi. laura.fasano@ilgiorno.net