La Hall of Fame di Budapest
in
Articolo 1,
Formula1
Mentre mi complimentavo con l’avvocato Montezemolo per il suo ingresso nella Hall of Fame (a Detroit, ehm ehm ehm) dell’automobile, settimo italiano ad ottenere il riconoscimento, ripensavo al venerdì ungherese.
Mah. Io resto del parere che il problema Ferrari sia la macchina, non chi guida la macchina.
Penso anche che in momenti di trasformazione occorra possedere la virtù della pazienza. Non sono interessato ai processi. Credo non servano.
Comunque, aspettando la pole, ho da proporre la mia Hall of Fame a proposito di Budapest, ringraziando il cielo per la buona sorte di Perez e tacendomi sulla opinione di LCDM sulla F1 del presente, trattandosi di riservate confidenze.
- Il sorpasso di Mansell su Senna nel 1989. Ero così giovane eppure mi bastava una emozione fugace per alimentare la fiducia in un’idea.
- Il parcheggio di Alonso al box McLaren nel 2007, con Hamilton in coda. Assolutamente geniale, a prescindere dalle terrificanti conseguenze che quell’episodio ebbe.
- Una vittoria del belga Boutsen con la Williams. Fu una gara da orchite, con Senna incollato a Thierry per oltre settanta giri. Ma fu anche un esempio di stile di guida: Boutsen non se lo ricorda nessuno, invece non era malaccio.
- Il motore rotto di Massa nel 2008. Ad avere la sfera di cristallo, lì sarebbe stato opportuno comprendere che la Storia stava cambiando e ci sono dettagli che anticipano eventi che segneranno una carriera e una generazione.
- Il secondo mondiale Rosso di Schumi, estate del 2001. Dovevamo tornare con il charter la sera della domenica, ma Todt organizzò una grande festa. Solo che i giornalisti non erano ammessi e io rimasi senza albergo. Claudio Berro, grande pierre della Scuderia in giorni felici, mi disse: non ti preoccupare, l’hotel te lo troviamo noi. Finii in un posto dove c’erano più zoccole che birre, va mo là.
- Spazio sotto per chi volesse condividere il sabato del villaggio ungherese.