Ciao Greg
SOLO pochi post fa avevo citato Greg Giovanazzi tra gli allievi illustri di Al Scates, qui http://blog.quotidiano.net/rabotti/2012/03/15/al-scates-un-addio-lungo-un-anno/. Lunedì notte, a soli 54 anni, Greg Giovanazzi è morto. Non lo conoscevo personalmente, né sapevo molto altro di lui. Ma Beverly Oden, una delle mie blogger preferite, gli ha dedicato un post lungo e accorato, che potete leggere integralmente qui http://volleyball.about.com/od/ncaa/a/Greg-Gio-Giovanazzi.html .
A me sono rimasti impressi alcuni passaggi, nel testo di Beverly, che definisce Giovanazzi il suo allenatore preferito, anche se non l’ha mai avuto: “Ho avuto solo la fortuna di trascorrere qualche settimana qua e là con Gio quando era uno degli assistenti in nazionale nella prima metà degli anni ’90″, racconta Beverly, che aggiunge: “tutti i miei ricordi preferiti con la squadra nazionale sono legati a quando Gio era in città. Tutti. Se avete conosciuto Gio, saprete perché. Se non lo avete fatto, vorrei provare a spiegare. Gio era speciale. Era una di quelle persone che ti senti fortunato ad aver incontrato anche brevemente una volta sola nella vita. Non è un’esagerazione. Gio ha saputo toccare così tante vite in modo positivo, che è difficile tradurlo in parole. Gio era divertente, portava ovunque la gioia contagiosa che aveva negli occhi. Gio sapeva il fatto suo: era stato campione nazionale da giocatore di UCLA, poi come assistente dei Bruins, sia maschile che femminile, aveva vinto sei campionati NCAA. Faceva parte dello staff tecnico alle Olimpiadi di Barcellona 1992, quando la squadra femminile americana vinse il bronzo. Era un vincente, ma non era questa la cosa migliore, in lui. Aveva un modo di ispirare le persone che non ho mai visto. È stato un grande motivatore, perché credeva in ognuno di noi così tanto che è stato difficile per noi non credere in noi stessi. Sapeva far cambiare l’umore di una palestra a tempo di record”. La sorella di Beverly, Elaina, è convinta che senza Giovanazzi le americane non avrebbero mai vinto le due medaglie di bronzo nel mondiale e nelle olimpiadi del ’92. Poi Beverly dice una frase, che forse poteva bastare, senza tutto quello che avete letto finora: “Era legato a ciascuno di noi individualmente e ha saputo farci tirar fuori il meglio di noi. Abbiamo giocato spesso ben di là di quello che pensavamo saremmo stati in grado di fare”.
Giovanazzi aveva chiare origini italiane. Il suo trisavolo era partito da Crosano, un paese del Trentino. E in Italia Gio ha anche giocato ed è venuto tante volte, come mi ha raccontato il fratello Gary che ringrazio (e con lui anche John Kessel) anche per le foto che mi ha fornito: “Greg veniva spesso in Italia, giocò una stagione nell’Ariccia di Roma nel 1979, e nel 1986 vinse la European Cup di beach volley a Rimini. Il suo compagno era Marco Solustri, che Greg era andato a trovare l’ultima volta l’anno scorso, ma in Italia veniva spesso, aveva imparato anche la lingua“. E aveva cercato le sue origini, come dimostra la foto davanti al cartello di Crosano.
L’altra invece è stata scattata a Rimini nel 1986, assieme a Willy Wilson, amico di Greg dai tempi di Ucla.
Il suo mentore Al Scates, infine, ha rivelato un altro particolare che mi lascia senza parole: “Greg Giovanazzi era il nostro cronista, lo storyteller ufficiale, lo storico orale di Ucla”. E per me è sempre un brutto momento, soprattutto in tempi di memoria digitale fin troppo condivisa, quando si spegne la voce di una comunità intera.

