Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Se Bersani pensa che Monti voglia spaccare il Pd

Alto tradimento. È questa l’accusa che si delinea per chi, nel Pd, osa sostenere l’opportunità di votare la riforma Fornero (articolo 18 compreso) senza troppe storie e indipendentemente dalla Cgil. Lo si capisce leggendo l’Unità, quotidiano che, sotto la direzione di Claudio Sardo, torna ad essere di utile consultazione per chi vuole capire umori e linea della segreteria democratica. Ebbene, ieri l’Unità ha reso ufficiale quel che in Transatlantico molti ex diessini sussuravano. L’editoriale chiarisce il punto di partenza: Mario Monti non è stato «leale», sull’articolo 18 «ha deciso lo strappo» e l’ha fatto per ragioni eminentemente «politiche». Altro che governo dei «tecnici». Altro che «ce lo chiede l’Europa». Quali siano queste ragioni lo spiega un commento del dalemiano Francesco Cundari a pagina 7. Eccole: «Il governo ha cercato la rottura per la rottura» con l’obiettivo di «aprire la strada a una nuova formazione che possa collocarsi al centro e spaccare il Pd, così da ottenere domani una maggioranza simile a quella che sostiene il governo Monti, ma con diversi rapporti di forza». Cioè con la vera sinistra emarginata e una finta sinistra che dai banchi della maggioranza predichi il Verbo liberista della destra. E’ la tesi che, non da giorni ma da mesi, riecheggia tra le file dei movimenti comunisti e no-global. In sintesi: Mario Monti, agente della Commissione Trilaterale al pari del vicesegretario del Pd Enrico Letta, è stato messo al governo per fare gli intereressi delle banche e ridisegnare il sistema politico italiano rendendolo ancor più funzionale al gioco dei ‘padroni del vapore’. Tesi legittima,  ma difficilmente conciliabile con la permanenza di chi la enuncia nella maggioranza cui il governo deve la vita. E difficilmente conciliabile anche con la permanenza nel Pd di Letta, Veltroni, Fioroni, Follini e tutti coloro i quali vedono nell’esperienza Monti l’occasione per definire una volta per tutte l’identità del Pd staccandolo da Vendola e Di Pietro per avvicinarlo a Casini. Se dichiararsi pronti a votare la riforma anche senza il via libera della Cgil significa pugnalare alle spalle il partito, ogni mediazione è impossibile. L’accusa di tradimento è il presupposto della scissione. Sempre. Ma se ieri Veltroni e Fioroni si sono apparentemente riallineati a Bersani e  D’Alema non è stato per timore delle conseguenze. Sono bastati un monito della Cei e un cenno della Cisl.