Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Tacco dodici, distorsori e Wah: fate largo alla Cantantessa

Carmen Consoli, live in Catanzaro ('L'abitudine di tornare tour estate 2015')Che Carmen Consoli fosse originale s’era già capito molti anni fa, quando scelse di presentarsi alla scena pop del Festival di Sanremo con un rock aggressivo, un amore ‘di plastica’ e quel suo curioso modo di cantare.

I primi amanti fedeli (e così i primi detrattori) la ‘cantantessa’ li ha trovati lì e se li porta dietro tuttora, a lanciarle urla sovrumane e strapparsi magliette sotto alle transenne del palco. Ma fin qui è facile: ognuno ha il suo pubblico, e i più bravi hanno fan devoti. Fare un salto nella storia della musica live consta di almeno qualche passaggio in più.

Serve ad esempio una scena di questo tipo: 9 agosto, Arena Magna Grecia di Catanzaro, tappa intermedia de ‘L’abitudine di tornare live estate 2015′. Carmen Consoli si presenta sul palco in coda e frangetta, maglietta grigia, una stretta gonna di pelle fino al ginocchio e il tacco dodici. Posa naturale: con la stessa naturalezza potrebbe discettare in un talk show, presentare qualcuno o fare bella presenza. Invece imbraccia la sua chitarra rosa con la tracolla piumata e, letteralmente, scatena l’inferno. Un inferno preciso, però, perfetto e complesso come quello della Commedia. Fatto di brani solo voce e arpeggio, di arrangiamenti ricercati e rock possente.

Basterebbe concentrare lo sguardo sulla naturalezza da rocker consumata con cui la cantantessa adopera il Wah e gli altri effetti con il suo tacco dodici, per consegnare alla Consoli il lasciapassare per la Hall of Fame dei live memorabili. Basterebbe, se non fosse che di mezzo c’è una miriade di altri piccoli particolari. A cominciare dalla ricercatezza dei suoni, dalla completezza delle armonie, dalla potenza dei decibel e della cascata di sfumature sonore. Una roba che non basterebbe uno stuolo di turnisti e di aiuti digitali. Elementi tutti egregiamente rappresentati dalla Consoli e da due sole, preziose, compagne di strada: Fiamma Cardani (batteria) e Luciana Luccini (basso). Un trio affiatato, musicalmente perfetto, corredato da una regia di luci che butta il cuore oltre la prassi e da un gruppo di fonici e backliners che nella serata in questione (con due amplificatori scoppiati a metà live, presumibilmente per uno sbalzo di tensione) hanno fatto autentici miracoli.

Servisse solo questo a fare un live degno di questo nome, la presente recensione finirebbe qui. Lasciando fuori – e questo sì, sarebbe un peccato – tutta l’arte di cui è oggi capace la cantantessa catanese. Che, all’alba dei suoi 41 anni, e dopo dischi e brani memorabili, è ancora in grado di fare ciò che molti suoi colleghi hanno perso per strada da anni. Miscelare. Con cura e dedizione. Proponendo, fin dall’ingresso sul palco, crearività e tradizione. Con assaggi di brani nuovi e semi-nuovi, dagli arrangiamenti arpeggiati e delicati (“Ottobre’, ‘Esercito silente’, ‘La signora del quinto piano’, ‘Aaa cercasi’, ‘Matilde odiava i gatti’), e di vecchie glorie dallo smalto più rock che mai: ‘Per niente stanca’, ‘Venere’, ‘Gheisha’, ‘Stato di necessità’, un brano memorabile come ‘Contessa miseria’ e una chicca per amatori come ‘Bonsai #2′ (quando il simbolo ‘#’ ancora non sapeva di essere un hashtag). Ancora: c’è la strada di mezzo, quella della metamorfosi, rappresentata da ‘Narciso’, ‘In bianco e nero’, e c’è la Storia, lasciata alla fine come si confà, con ‘Confusa e felice’ e ‘Amore di plastica’.

Brano dopo brano le epoche e gli stili si mescolano con grazia e stupore, ed è qui che sta l’arte: la giusta bilancia tra un live troppo contemporaneo che scontenterebbe la tribù e un concerto di vent’anni fa, bello almeno quanto malinconico e cristallizzato. Ma il pericolo è scampato. La cantantessa sa quello che fa, e se non fosse così di sicuro non sarebbe lei: certa gente nasce per aprire varchi inediti e passarci in mezzo, con naturalezza, tra lo stupore generale.