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Elsa Fornero, una Thatcher in cattedra

Lei non dice, «spiega». E in effetti l’atteggiamento è proprio quello della maestrina dalla penna rossa. Rivolta al segretario dell’Ugl, Centrella: «E no che non le do il testo della riforma, se no lei lo fotografa e lo fa circolare…». Rivolta al presidente dell’Abi, Mussari: «Non faccia come quegli studenti che vogliono conoscere il voto prima dell’interrogazione…». Rivolta al presidente della Conferenza delle regioni, Errani: «Ma che fa seduto laggiù? Si metta qui, di fronte a me, voglio vederla in faccia». Rivolta al ministro che le sconsigliava di parlare all’aula della Camera stando in piedi come fosse all’università: «Mi spiace, ma sono abituata così…». Rivolta al suo viceministro, Michel Martone: «Michel, vammi a guardare cosa scrivono le agenzie!». Poi, avendo capito che il narciso Martone risulta ben più odioso di lei, il giorno successivo al tavolo con i sindacati è sadicamente tornata sull’argomento: «Oggi Martone non c’è, mi tocca fare tutto da sola: anche guardare le agenzie». E infine, al Consiglio dei ministri di venerdì: «Io, io, io….». Finché il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, con piglio prefettizio e ironia meridionale non le ha poggiato una mano sulla spalla proclamandola «la nostra Giovanna d’Arco».
Indiscutibilmente professorale, il ministro del Welfare Elsa Fornero ha le carte in regola per far saltare i nervi a qualsiasi interlocutore. E lo sa. Ma essendo donna intelligente ha capito che correggersi sarebbe stato un atto contronatura: doloroso, dunque, e inutile. Ha pertanto scelto di esasperare le proprie caratteristiche, di giocarci, di farne un tratto distintivo. E’ così diventata un personaggio. E con ciò si è guadagnata la simpatia di molti, l’attenzione di tutti e le copertine sia dell’Espresso (titolo: «Elsa la tosta») sia di Panorama (titolo: «Scaldalosa Elsa»). Una simpatia bipartisan, essendo i media non meno dei partiti alla ricerca di novità possibilmente «credibili».
Vittorio Feltri, ad esempio, su di lei ha esercitato quel particolare fiuto per il vento e la popolarità che lo contraddistingue. E così, dopo averla impietosamente presa per i fondelli in occasione del suo lacrimevole esordio ai tempi della riforma previdenziale, tosto s’è corretto: «Mi tolgo il cappello e mi scuso…». E’ opinione diffusa, infatti, che la Fornero abbia gli attributi. E tanto basta. Perciò, pur essendo lei figlia naturale di un operaio, figlia adottiva della sinistra elitaria torinese ed avendo sempre votato e militato, appunto, a sinistra, nel Pdl c’è chi l’ha eletta «signora Thatcher italiana». Crosetto, la Santanché e soprattutto Giorgio Stracquadanio. Che le mette così: «Chiara, determinata con un forte appeal comunicativo: la Fornero è un leader naturale, la Thatcher italiana e nel 2013 sarebbe il candidato perfetto di un centrodestra rinnovato ed epurato dalla Lega, ormai attestata su posizioni vendoliane».
Alfano, magari, non apprezzerà. Quanto ai leader sindacali, dipende. Bonanni ed Angeletti, ad esempio, ormai guardano a lei con rispetto e quasi con simpatia. La Camusso no. Quando, agli inizi della trattativa sul Lavoro, la Fornero ha chiesto di inviargli proposte «via mail», il segretario generale della Cgil è inorridito: «Non si è mai vista una trattativa on-line!». Ma il ministro non s’è lasciato intimidire. «Beh, un po’ di innovazione non guasterebbe…», ha replicato. Sempre con quel sorriso esasperato sulle labbra e quei modi così diversi, così impolitici, così autoreferenziali. Lo si diceva anche dell’esordiente Berlusconi, no?