Cosa aspettavano Aylan Kurdi e i suoi familiari
Avete fatto bene a pubblicare la foto del bimbo morto. Certo è dura, anzi durissima ma almeno chi è sempre stato volutamente cieco davanti a questo dramma oggi non ha scusanti.
Nando ilgiorno.net
———
Non condivido la scelta di pubblicare la foto così cruda del piccolo siriano morto in spiaggia. Ho visto altri scatti meno impressionanti ma egualmente efficaci per far capire la portata del dramma.
Marzio ilgiorno.net
Un pugno allo stomaco, una visione innaturale, perché i bambini sulla sabbia dovrebbero giocare, non morire. A guardare la foto di Aylan Kurdi, il bambino siriano, trovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, dopo aver cercato di scappare con la propria famiglia dalla guerra che da anni affligge il suo Paese, sembra che non sia più tempo nè di paradisi nè di bambini. Ritrae, l’immagine, una verità che va affermata in tutta la sua violenza e che non deve essere solo vista dall’uomo comune (soggetto a commozione tanto quanto vittima della sua stessa impotenza) ma deve chiamare ad un’assunzione di responsabilità l’amministratore internazionale del potere. Non sappiamo – prima che si metta in campo un serio piano d’emergenza umanitaria – quante vite debbano ancora essere sacrificate alla demagogia, al cinismo politico e all’ottusità di un’Europa morta su quella battigia insieme alla vita del bimbo. Non pietismo, ma pietà, non moralismo ma morale, non diritti civili ma diritto alla vita: questo aspettava Aylan (e tanti, troppi, bimbi come lui).
laura.fasano@ilgiorno.net