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Tumore al seno, la lezione di Angelina Jolie

C’è una strada in più per combattere il tumore al seno, è rappresentata dal sistema immunitario. Accanto alle radiazioni, la chemio o il bisturi del chirurgo (tre capisaldi fondamentali nella lotta contro il cancro) sono le difese naturali, le cellule combattenti del nostro organismo, a fare il lavoro sporco, a cercare, inseguire e neutralizzare una per una le schegge impazzite che generano metastasi. Un miracolo moderno. Temi al centro del dibattito a Padova, al congresso sul tumore mammario organizzato da PierFranco Conte (Breast Unit dell’Istituto Oncologico Veneto) e Gabriel Hortobagy (Anderson Cancer Center, Houston, Texas). Il corpo umano ha delle straordinarie risorse al suo interno ed è in grado di scacciare i nemici, i tessuti estranei che invadono gli organi sani. I geni alterati fanno ammalare mammella e ovaio, sono questi gli organi bersaglio che l’attrice americana Angelina Jolie, portatrice di una mutazione che oggi si può svelare con un test, ha accettato di rimuovere giocando d’anticipo.

La terapia immunitaria sembra particolarmente promettente proprio verso le forme più aggressive, contraddistinte dalle sigle HER2+ e i cosiddetti triplo negativo. Il cancro, come un terrorista, tende a travestirsi, a cambiarsi d’abito continuamente, cioè diventa facilmente insensibile agli stessi farmaci che poco prima lo fermavano. Per cui adesso si sta provando combattere i tumori utilizzando (oltre ai farmaci target) una sorta di consiglieri militari, sostanze che addestrano le truppe (i linfociti) a centrare il bersaglio. Il primo tipo di tumore trattato così è stato il melanoma, con percentuali di successo molto alte (oltre il 60% di casi di regressione). Ottimi risultati si stanno ottenendo anche nelle neoplasie del polmone. E adesso si sta mettendo a punto la terapia immunologica per il tumore al seno. Tutti i ricercatori sono concordi sul fatto che l’immunoterapia è il futuro dell’oncologia. In ostetricia e ginecologia sono allo studio anche nuove soluzioni per preservare la fertilità e la sessualità durante le cure antitumorali, per tornare a vivere una vita appagante sotto tutti i punti di vista, una volta conquistata la sospirata guarigione.

Ma di quali farmaci si parla ultimamente nella cura delle malattie della sfera femminile? All’ultimo congresso della società americana di oncologia (Asco 2015) si sono moltiplicate letteralmente le opzioni: dalla combinazione bevacizumab-chemioterapia di Roche nella terapia del carcinoma ovarico ad Astra Zeneca che pone l’accento MEDI4736, innovativo farmaco anti-PD-L1. All’ordine del giorno anticorpi monoclonali come trastuzumab, somministrabile anche sottocute. Pembrolizumab, studiato su tumori al seno ‘triplo negativo’ in stato avanzato. Everolimus, il primo farmaco a bersaglio molecolare che nel carcinoma mammario positivo al recettore per gli estrogeni e HER2-negativo, in combinazione con la terapia ormonale, si è dimostrato efficace. Si potrebbe continuare parlando di Nivolumab, Ipilimumab, e checkpoint immunitari, e l’elenco non finisce più. Sono tante le nuove strade di cui dicevamo all’inizio, che vanno oltre l’alternativa ormonoterapia/chemioterapia per le donne in oncologia, e parliamo di farmaci sperimentati a livello internazionale, finalmente disponibili anche nei migliori ospedali italiani.

Alessandro Malpelo, QN Quotidiano Nazionale