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Condoleezza, una rosa nera per l’elefante repubblicano

Il conto alla rovescia per il primo vero test delle primarie repubblicane in Iowa si è trasformato in una corsa elettrizzante, controversa e incerta, che sta mandando nel pallone anche i più raffinati analisti politici americani. Dopo 17 dibattiti, solo due candidati Pawlenty e Cain, si sono fatti da parte. Tutti gli altri 8 rimangono aggrappati al freddo voto dei contadini del granaio d’America, che si esprimeranno il 3 gennaio.

I caucus di Des Moines saranno decisivi perché una settimana prima delle primarie del New Hampshire taglieranno la testa a tutti quelli che finiranno dopo il quarto posto. Nel 2008, Hillary Clinton capì in Iowa che la nomination democratica poteva sfuggirle. Oggi Mitt Romney, sempre in testa ai sondaggi nazionali, ma in certi Stati raggiunto da Newt Gingrich col 28% potrebbe avere un’altrettanta gelata notizia. Chi spunta a sorpresa intanto è il simpatico Ron Paul. Il candidato libertario vicino al Tea party, che in Iowa negli ultimi sondaggi ha superato l’ex speaker della Camera, però non è gradito al partito repubblicano per la sua incontrollabile indipendenza. Se si aggiunge che Gingrich viene visto come una mina vagante per il carattere irrazionale e qualche scheletro che non è ancora uscito dall’armadio e Mitt Romney galleggia senza nuotare nelle simpatie repubblicane, perché troppo oscillante da un lato e troppo mormone dall’altro, il quadro d’incertezza nel partito dell’elefante è praticamente totale.

Ieri però in questa «destra in cerca d’autore» si è sparsa la bella notizia che Condoleezza Rice, dopo essersi ritirata a insegnare per due anni all’università e a scrivere libri, sarebbe pronta a tornare in pista come vicepresidente con chiunque si aggiudicasse la nomination repubblicana. ‘La rosa nera della Casa Bianca’, come veniva chiamata ai tempi della presidenza Bush offrirebbe quell’esperienza e copertura in politica estera di cui tutti e 8 i pretendenti hanno estremo bisogno. Allontanerebbe il sospetto di razzismo dagli slogan dei repubblicani scatenanti contro Obama e costringerebbe forse Barack a sacrificare l’attuale vice Biden per sostituirlo con Hillary Clinton che mantiene credenziali ottime. Non è chiaro se la Rice è pronta a fare la vice di Gingrich, ma sicuramente avrebbe meno problemi con Romney. Il granaio d’America è pronto a un altro verdetto decisivo.